
Donald Trump ha affermato che l’America ha pagato “il 100%” per la NATO e non ha mai ricevuto nulla in cambio. Scott Bessent, il Segretario al Tesoro, si lamenta del fatto che l’America a partire dal 1980 abbia speso 22.000 miliardi di dollari in più rispetto agli europei, i quali se ne sono approfittati per la propria difesa. La strategia di sicurezza dell’amministrazione ha avvertito che l’Europa rischia la “cancellazione della civiltà” a causa dell’immigrazione e potrebbe presto non essere più un alleato affidabile.[1]
Detto ciò, si possono condividere le recenti affermazioni di Mario Draghi e del P.M. canadese Mark Carney, secondo le quali la comunità globale, e in particolare quella europea, s’illude ancora di vivere in un periodo “di caos transitorio” entro cui un “riaggiustamento” del precedente ordine mondiale non sia del tutto da escludere. Ciò di cui non ci siamo accorti – sembrano suggerirci i due autorevoli personaggi – riguarda l’attuale dissoluzione del vecchio ordine geo-economico strategico post-bellico; ivi compresa la struttura multipolare di difesa occidentale (NATO) che si era in parte già fessurata sin dal 1989 per poi scollarsi definitivamente dopo la piaga del covid 19.
Sebbene essi si dimostrino riluttanti ad assumersene le parziali responsabilità – almeno quella di non aver introdotto le necessarie correzioni al vortice neoliberista globalizzante dell’inizio secolo, né tanto meno d’aver fatto suonare nessun campanello d’allarme – in quanto entrambi godettero al tempo di una posizione di potere e di privilegio come ex governatori delle Banche Centrali, BCE e d’Inghilterra, nei fatti ambedue hanno colto il chiaro cambiamento: si sta ritornando al passato in cui vigeva un “ordine” anarchico in seno al quadro di riferimento delle reciproche relazioni internazionali.
Resta ancora da individuare la “spazialità” – cosa non da poco – ovvero: come si tracceranno i confini delle aree d’influenza. Egemonie che non potranno essere più infra-statuali, o al massimo bipolari, bensì infra-continentali, ammesso che la EU ne riesca a diventare uno degli attori in questione. Argomento sul quale Mario Draghi non cessa d’ammonire l’establishment europeo sulla pericolosità che l’Europa venga di fatto esclusa o peggio soggiogata.
Il rischio che corre il vecchio continente potrebbe concretarsi in quello d’essere tagliato fuori sia dalla competizione economica (USA/Cina) sia dalla deterrenza strategica (Russia, Nord Africa, Medio Oriente). La EU si trova al cospetto di una decisione cruciale: privilegiare oggi la spazialità strategica includendo nuovi territori richiedenti l’ammissione, Ucraina compresa, ponendo così un “cleavage” (discrimine) storico culturale, di standard socio-economico, nonché di ordinamento valoriale giuridico che la delimiti nettamente dall’oriente russo balcanico.
Le conseguenze nei suoi “angoli” produttivi occidentali potrebbero essere asperrime, ossia: l’incognita di una de-industrializzazione strisciante (basso costo del lavoro, forte immigrazione, fuga di interi comparti industriali), si veda https://ilpontedem.it/2026/01/18/la-trappola-ucraina/ Per contro, rinunciando oggi all’espansione spaziale, essa potrebbe optare a rinserrarsi entro i propri attuali confini, eliminando le barriere tariffarie, fiscali interne e contemporaneamente favorire massicce politiche di coesione con strumenti di debito comunitario, accogliendo i candidati un domani, purché queste ammissioni vengano diluite nel tempo. Un trade-off che, se mal gestito, rischia di compromettere l’intero sogno comunitario.
Parallelamente, il ritorno a un mondo “anarchico” non ancora ben definito in termini di spazialità introduce transitoriamente il tema della deterrenza strategica, alias nucleare (di cui gli USA in Europa detengono le chiavi, con l’esclusione della Francia); argomento che fa affiorare la storica e cruciale questione del “dilemma della sicurezza”
Essa è stata studiata per la prima volta da John Hertz negli anni ’50 e riproposta vent’anni dopo dal teorico neorealista americano Kenneth Waltz. Trattasi di una formula che ogni società umana ha dovuto affrontare sin dalle sue origini della storia. Poiché essa deriva da un fondamentale archetipo sociale dove i gruppi vivono l’uno accanto all’altro senza essere organizzati in una unità superiore. Ovunque sia esistita una tale società anarchica – ed essa è esistita in diversi modi nella maggior parte della storia conosciuta – è emerso ciò che può essere chiamato il “dilemma della sicurezza” degli uomini, dei gruppi, o dei loro leader. I gruppi o individui che vivono in una simile costellazione devono essere, e di solito lo sono, preoccupati per la loro sicurezza per via della possibilità di essere attaccati, assoggettati, dominati, o annientati da altri gruppi e individui. Nel tentativo di garantirsi la sicurezza da un tale attacco, le comunità statuali tendono ad aumentare il sempre più il loro potere in modo da sottrarsi all’impatto del potere altrui. Questo a sua volta aumenta l’insicurezza degli altri e li spinge a prepararsi al peggio. Poiché nessuno può mai sentirsi completamente sicuro in un simile mondo di unità in lotta, ne derivano la lotta per il potere, e l’inizio del circolo vizioso della sicurezza e dell’accumulazione di potenza.
Solo pochi e rapidi accenni riguardo alle colossali sfide che noi europei dobbiamo attenderci in un prossimo nebuloso futuro.
fg
[1] https://www.economist.com/leaders/2026/01/21/the-true-danger-posed-by-donald-trump







