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*** EXKLUSIV *** Timothy Snyder, US-amerikanischer Autor und Historiker, spezialisiert auf die Geschichte von Zentral- und Osteuropa und den Holocaust. Er ist Professor an der Yale University und Permanent Fellow am Institut für die Wissenschaften vom Menschen. – 20180926_PD19196 || Mindestpreis 30 Euro

Mar 2, 2026 Timothy Snyder

La propaganda dell’amministrazione Trump sulle motivazioni di politica estera che hanno spinto l’amministrazione a lanciare una guerra per un cambio di regime in Iran mette a dura prova la credibilità. Al contrario, le prove a disposizione suggeriscono che l’attacco statunitense potrebbe benissimo mirare a minare la democrazia americana, ad arricchire Donald Trump, o a entrambi gli obiettivi.

TORONTO – Il massiccio attacco contro l’Iran lanciato da Stati Uniti e Israele ha già innescato attacchi di rappresaglia in tutto il Medio Oriente. Un conflitto regionale più ampio appare sempre più probabile, con terribili conseguenze indesiderate, come l’abbattimento di tre aerei da guerra statunitensi per “fuoco amico” in Kuwait.

Quindi, perché il presidente degli Stati Uniti Donald Trump – un autoproclamato pacificatore – ha scatenato una guerra all’estero?

La giustificazione ufficiale mette a dura prova la credibilità. L’affermazione dell’amministrazione Trump secondo cui l’Iran stava costruendo un’arma nucleare non è stata dimostrata. Né può essere conciliata con le ripetute affermazioni dell’amministrazione di aver distrutto il programma nucleare iraniano con attacchi aerei lo scorso giugno.

L’insistenza di Trump sul fatto che la Repubblica Islamica debba essere sostituita da un regime democratico – o almeno amico degli Stati Uniti – è altrettanto bizzarra, dato che la ferma opposizione alle intromissioni militari straniere e alle guerre per il cambio di regime era presumibilmente un principio fondamentale del movimento MAGA di Trump.

Vedo due ragioni plausibili per la sua decisione, nessuna delle quali legittima: distruggere la democrazia americana o arricchirsi. Naturalmente, le guerre all’estero sono spesso motivate da ragioni di politica interna e, il più delle volte, autoritarismo politico e corruzione personale non si escludono a vicenda. Sembra essere questo il caso.

I conflitti internazionali possono indebolire e distruggere le democrazie, sia costringendo l’opinione pubblica a schierarsi a sostegno del leader (descrivendo gli oppositori come traditori), sia creando condizioni favorevoli al presente partito in carica prima delle elezioni. I governi di destra negli Stati Uniti e in Israele stanno seguendo questo modello autoritario del tutto prevedibile.

La non plausibilità delle giustificazioni ufficiali per la decisione di iniziare un’altra guerra in Medio Oriente indica la seconda possibile spiegazione: la corruzione.

Chi potrebbe trarre diretto vantaggio da un cambio di regime in Iran? Per quanto riguarda il coinvolgimento della politica estera nella decisione statunitense, sospetto che sia stata quella dei più stretti alleati dell’amministrazione Trump nella regione. La politica mediorientale è stata a lungo plasmata dalla rivalità tra Iran e Israele, così come tra l’Iran e gli stati arabi del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita. Dato che questa caratteristica strutturale è molto più duratura delle dichiarazioni incerte e contraddittorie di Trump, è un punto di partenza migliore per tracciare gli obiettivi più rispondenti che l’amministrazione americana si è posta. E questi sembrano essere volti a promuovere la politica personale, o meglio, il tornaconto personale.

Le monarchie del Golfo che si oppongono al potere iraniano hanno profuso enormi affari a Trump e alla sua famiglia. Gli Emirati Arabi Uniti hanno investito in un’impresa di criptovalute della famiglia Trump. La Trump Organization ha tratto lauti profitti dagli accordi sauditi. E a volte le monarchie del Golfo hanno corteggiato Trump direttamente, come quando il Qatar gli ha regalato un jet di lusso. L’elenco è molto lungo, e ora il governo degli Stati Uniti sta usando la forza militare contro un nemico comune dei paesi che hanno arricchito Trump e la sua famiglia. Questo contesto dovrebbe essere incluso in tutti i resoconti sulla guerra.

La corruzione incredibilmente palese di questa amministrazione solleva la questione se le forze armate statunitensi siano ora disponibili a ripagarne il conto.

Certo, il mio fine non è difendere la Repubblica Islamica, un regime brutale che è stato coinvolto nell’omicidio di massa di manifestanti pacifici dall’inizio dell’anno. Sebbene la portata di quel massacro non è stata ancora pienamente compresa.

Ma ci sono modi più efficaci per contrastare il sistema politico autoritario e corrotto dell’Iran.

Il governo degli Stati Uniti avrebbe dovuto lanciare una paziente campagna di pressioni e sanzioni, unita al sostegno all’opposizione e a mettere a disposizione conoscenze per contribuire ad affrontare la crisi idrica del Paese, un crescente problema ecologico che ha contribuito ai disordini sociali. Purtroppo, l’amministrazione Trump non avrebbe mai potuto mettere in campo una strategia così completa e competente.

Tutto ciò che può offrire sono il militarismo, l’autoritarismo e la corruzione.

Agli americani verrà detto di non mettere in discussione la guerra in corso. Ma è proprio in questo momento che bisogna porsi delle domande, soprattutto alla luce di ciò che sappiamo dell’amministrazione Trump. Ci sono abbondanti prove che l’attacco all’Iran potrebbe benissimo mirare a minare la democrazia statunitense, ad arricchire il presidente, o a entrambe le cose. Sebbene non ci siano prove schiaccianti a sostegno di queste supposizioni, esse suggeriscono linee di indagine produttive da perseguire con il progredire della guerra e con la scoperta di nuove evidenze sulle sue origini.

Le guerre non cancellano le malefatte di un governo né costringono i cittadini a credere alle assurde giustificazioni dei leader. Al contrario, le guerre rappresentano le migliori opportunità per scoprire le vere motivazioni dei leader.

Timothy Snyder, the inaugural Chair in Modern European History at the Munk School of Global Affairs and Public Policy at the University of Toronto and a permanent fellow at the Institute for Human Sciences in Vienna, is the author or editor of 20 books.

https://www.project-syndicate.org/commentary/war-in-iran-likely-result-of-trump-authoritarianism-corruption-by-timothy-snyder-2026-03?fbclid=IwY2xjawQTgolleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBlVzFPUjlnRmVwa1kwcHZ4c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHkcl9dkpE664aS_5gaRDZhO4wvnuPFPsUKcXOKABcPm6gY-ZM2y3o0hOZtW7_aem_CClmDqhTB0l9gWc8O9nTMA

 

Franco Gavio

Dopo il conseguimento della Laurea Magistrale in Scienze Politiche ha lavorato a lungo in diverse PA fino a ricoprire l'incarico di Project Manager Europeo. Appassionato di economia e finanza dal 2023 è Consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Dal dicembre 2023 Panellist Member del The Economist.

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