Innovazione e cultura del gioiello italiano
Un racconto in prima persona di Alessia Crivelli (foto)
Mani Intelligenti è nata a Valenza nel 2018 dall’idea di un gruppo di aziende del settore orafo che hanno deciso di mettere insieme forze, competenze e visioni per fare qualcosa che, da soli, nessuno avrebbe potuto fare: investire seriamente nelle nuove generazioni e nel futuro del nostro territorio.
Siamo una fondazione di partecipazione senza scopo di lucro, ed è proprio questa natura collettiva che ci permette ogni giorno di tenere insieme mondi che spesso restano separati.
Quando racconto la Fondazione, mi piace partire da una domanda semplice: chi formerà i maestri orafi di domani?
La nostra risposta è che non può farlo nessuno da solo.
Non possono farlo solo le scuole, non possono farlo solo le aziende, non possono farlo solo le istituzioni. Serve un luogo in cui questi tre mondi si incontrino davvero, e Mani Intelligenti vuole essere esattamente questo: un punto d’incontro tra istruzione, impresa e istituzioni, e un laboratorio di crescita per i ragazzi che scelgono di lavorare nel mondo del gioiello.
La nostra missione, in poche parole, è formare e ispirare i maestri orafi del futuro tenendo insieme due cose che troppo spesso vengono raccontate come opposte: il saper fare della tradizione artigianale italiana e l’innovazione tecnologica e creativa.
A Valenza queste due dimensioni convivono da decenni, e il nostro compito è fare in modo che continuino a convivere anche tra vent’anni.
«L’eccellenza è nelle nostre mani.»
Come lavoriamo
Per dare ordine al racconto, di solito divido le nostre attività in tre aree: educazione, formazione e relazioni con gli stakeholder.
In realtà queste tre aree si intrecciano continuamente — un ragazzo che incontriamo a tredici anni può diventare uno studente del nostro Liceo, poi finire in stage in un’azienda della Fondazione, e magari un giorno presentarsi sul palco della Valenza Jewelry Week. Ma per chiarezza le racconto separatamente.
Educazione: avvicinare i giovani al mestiere.
Tutto comincia molto presto. Con il Jewellers Junior Program, arrivato alla quinta edizione nel 2024-25, andiamo a parlare di gioielleria ai ragazzi delle classi terze della scuola media, in collaborazione con l’IC Paolo e Rita Borsellino. Sono ragazzini di tredici anni, e l’obiettivo non è insegnare loro un mestiere — sarebbe troppo presto — ma far loro scoprire che esiste un mondo, che è bello, e che è anche il loro.
Lavorano con i docenti di Tecnologia e Arte e con una designer del gioiello, Arianna Bottero, che li accompagna nel trasformare un’idea in uno schizzo, e uno schizzo in un piccolo progetto. Consegniamo loro un kit con matita dorata e blocco da disegno, e premiamo i dieci migliori. Funziona: vediamo l’entusiasmo, e qualche anno dopo li ritroviamo iscritti al Cellini.
Con gli studenti più grandi entriamo invece nel concreto. A settembre 2024 abbiamo sostenuto un PCTO di una settimana full-time per le classi quarte del Liceo Artistico del Cellini, indirizzo Design del Gioiello, ospitato presso ForAL, il centro specializzato del nostro distretto. Una settimana tra lezioni teoriche e laboratorio, con un Project Work alla fine. Sembra poco, ma per quei ragazzi è la prima volta che mettono le mani sui materiali veri, e si vede. Nel 2025 contiamo di estendere il programma in partnership con ITS GEM, perché vogliamo costruire un percorso che accompagni gli studenti fino alla soglia dell’azienda.
Sul fronte degli stage abbiamo costruito negli anni una rete di collaborazioni che oggi funziona bene. Lavoriamo con l’IIS Cellini di Valenza per i profili più tecnici, con l’IIS Leardi di Casale Monferrato per quelli più trasversali, e con il Lycée Jean Guéhenno — una scuola superiore francese gemellata con il Cellini — per i ragazzi che arrivano dall’estero. I feedback che raccogliamo, sia dalle aziende sia dagli studenti, sono concordi: la formazione on the job cambia tutto, perché aiuta i ragazzi a capire davvero cosa significhi questo lavoro, al di là delle idee che se ne sono fatti a scuola. Tanto che ormai ci contattano anche scuole fuori Valenza per chiedere presentazioni e nuove partnership.
Poi ci sono i momenti dell’orientamento vero e proprio. A VicenzaOro 2025 abbiamo collaborato con IED Roma e Tarì per far esporre i lavori di giovani designer all’interno della Design Room della fiera — un’occasione rara, per chi è ancora in formazione, di mostrarsi davanti agli operatori del settore. A novembre 2024 invece eravamo a Casale Monferrato per Fai la mossa giusta, una giornata dedicata all’orientamento rivolta sia a studenti delle scuole secondarie sia ad adulti in cerca di ricollocamento. Anche questo per noi conta: il nostro settore non si rivolge solo ai diciottenni, e ci sono persone che a trentacinque o quarant’anni cercano un cambiamento. Il gioiello può essere una risposta.
Formazione: i professionisti che servono al settore
Se l’educazione è il primo gradino, la formazione è il cuore strategico della Fondazione. Qui lavoriamo con enti formativi di rilievo nazionale e internazionale — ForAL, ITS GEM, Tarì, Galdus, IED Roma, Capac/Confcommercio Milano, CIBJO — e sviluppiamo programmi mirati, accompagnando l’inserimento degli studenti in azienda fino al supporto, dove serve, per trovare un alloggio sul territorio. Sono dettagli, ma sono i dettagli che fanno la differenza tra un percorso che funziona e uno che si interrompe a metà.
Il progetto più importante su cui stiamo lavorando in questo momento si chiama International Fine Jewellery Academy, IFJA. È una nuova scuola internazionale dedicata alla formazione avanzata nella gioielleria, che nasce dalla collaborazione con partner di altissimo livello — CIBJO, Confcommercio Milano e CAPAC — e che vuole formare professionisti capaci di competere su scala globale. Per noi è un salto di scala: ci posiziona come uno degli attori centrali della formazione orafa internazionale, e ci permette di dire al mondo che il saper fare italiano ha ancora qualcosa da insegnare. In parallelo stiamo avviando una collaborazione con l’École de Haute Joaillerie di LVMH a Parigi: un dialogo che, se andrà come speriamo, potrà aprire scambi e prospettive che fino a ieri non sembravano neppure pensabili per una realtà come la nostra.
Sempre sul fronte della formazione, abbiamo lanciato la prima edizione dell’Artisans Acceleration Program dedicata ai tagliatori di pietre preziose. È un mestiere preziosissimo e oggi rarissimo, e il rischio è che il know-how che a Valenza si è sedimentato negli ultimi cinquant’anni vada perduto semplicemente perché nessuno lo trasmette più. Il programma prevede una rotazione dei partecipanti tra diverse taglierie, in modo che imparino a confrontarsi con tecniche e stili di lavorazione diversi. Per la prima edizione collaboriamo con il Liceo Artistico dell’IIS Cellini, che ci propone i profili più adatti, selezionati su base meritocratica.
In stretta connessione con questo programma, stiamo lavorando all’allestimento di un laboratorio di taglio delle pietre a Valenza. L’obiettivo è offrire un percorso formativo davvero completo, capace di coprire l’intera filiera del gioiello: dalla pietra grezza al pezzo finito. È un investimento importante e a lungo termine, ma è esattamente il tipo di cosa per cui la Fondazione è nata.
Infine, con ITS GEM sosteniamo borse di studio che vengono consegnate ogni anno in occasione della Valenza Jewelry Week, per accompagnare studenti meritevoli verso lo stage in una delle aziende della Fondazione. È un piccolo gesto, ma racconta bene cosa vogliamo essere: un anello di congiunzione concreto tra chi sta studiando e chi sta producendo.
Relazioni: la comunità che stiamo costruendo
Una fondazione come la nostra non vive solo dei progetti che realizza, ma anche della rete di relazioni che riesce a costruire intorno a sé. Un passaggio per noi importante è stato l’ingresso delle scuole del territorio come soci della Fondazione: la Direzione Didattica Statale Valenza per infanzia e primarie, l’Istituto Comprensivo Paolo e Rita Borsellino per le medie, l’IIS Cellini per le superiori, ForAL per la formazione professionale e ITS GEM per la formazione tecnica superiore. Non è un dettaglio amministrativo: significa che oggi, quando ci sediamo intorno a un tavolo, ci sono tutti i pezzi della filiera educativa del territorio.
Sul piano degli eventi, il Valenza GEM Forum è ormai un appuntamento di riferimento. La seconda edizione, nell’ottobre 2024, era dedicata a «Eccellenza e innovazione nel contesto geopolitico globale» — un titolo impegnativo, ma necessario, perché il nostro settore è dentro la geopolitica fino al collo. Abbiamo affrontato approvvigionamento, distribuzione, tracciabilità, certificazioni, sostenibilità, e abbiamo ospitato voci internazionali come De Beers, Vhernier Group, Gübelin, Progold e Alessio Boschi. Nell’edizione 2025 abbiamo avuto come speaker Raj Mehta, CEO e Managing Director di STARGEMS Belgium BV, che ha portato una testimonianza di prima mano sul mercato globale delle gemme. Il Forum è promosso insieme a VICENZAORO – IEG, Assogemme e CIBJO.
La Valenza Jewelry Week è invece un progetto diffuso, nato dalla collaborazione con Roma Jewelry Week e Comune di Valenza, di cui abbiamo realizzato l’edizione di maggio 2024 e poi quella di maggio 2025. Esposizioni di designer e artisti orafi da tutta Italia, due momenti di confronto a teatro — uno dedicato ai ragazzi delle scuole, uno ai professionisti del settore — mostre, un concerto serale. È la nostra occasione per aprire Valenza al pubblico e raccontare che cosa si fa, qui, ogni giorno. E poi siamo Main Partner della Roma Jewelry Week, organizzata dall’Associazione Incinque Open Art Monti: l’edizione 2024, «Infinito Barocco», ha messo al centro il gioiello contemporaneo come opera d’arte, coinvolgendo Florence Jewellery Week, Venice Design Week, l’Università e il Nobil Collegio degli Orefici di Roma.
A ottobre 2024 abbiamo organizzato anche Oro, Luce e Meraviglia, insieme al Comune di Valenza, agli istituti scolastici e a diversi partner territoriali. È un festival interdisciplinare in cui orafi, scienze, robotica, storytelling e arte si parlano: laboratori, hackathon, conferenze su geopolitica, economia digitale e intelligenza artificiale, mostre Erasmus+, e il concerto inaugurale dell’Orchestra dell’IC Paolo e Rita Borsellino. È l’evento in cui si vede meglio cosa intendiamo quando diciamo che il gioiello, per noi, è una porta d’ingresso a tante altre cose.
Sempre nel 2025 stiamo sostenendo il Comune di Valenza nella candidatura della città al network UNESCO delle Learning Cities. Come partner tecnico abbiamo confermato Fondazione LINKS, che ci aveva già accompagnato nella candidatura 2021 a «Creative Cities UNESCO». È un riconoscimento internazionale che, se arriverà, sarà un riconoscimento al territorio nel suo insieme, e a un modo di intendere la formazione che ci sta molto a cuore.
Infine, c’è il lavoro più quotidiano sulla comunità: le campagne social tematiche che alimentano la nostra community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Voci di Valore: la parola ai soci di Fondazione ha dato la parola alle aziende che ci sostengono, perché raccontassero in prima persona perché hanno scelto di esserci. Il Calendario dell’Avvento delle Pietre Preziose, realizzato con Assogemme, ha invece accompagnato il pubblico alla scoperta delle gemme una a una nei giorni di dicembre 2024. E i Calendari 2025 Limited Edition, realizzati con l’IC Paolo e Rita Borsellino — trecento esemplari numerati, ognuno con un brand internazionale diverso per ogni mese — sono andati a sostenere progetti di beneficenza. Sono piccole cose, ma è da queste piccole cose che si costruisce un’identità.
Dove stiamo andando
Guardando indietro all’ultimo anno, ho la sensazione netta che la Fondazione abbia fatto un salto. Non è solo una questione di nuovi progetti: è il modo stesso in cui ci muoviamo oggi che è diverso. Ci pensano fuori da Valenza, ci cercano, ci coinvolgono. Vuol dire che il lavoro fatto fino a qui ha senso, e ci dà la responsabilità di non fermarci.
Sul piano istituzionale stiamo valutando diverse ipotesi per la formalizzazione della nostra sede. Avere una sede vera, riconoscibile, è il passo successivo naturale: significa avere un posto stabile dove studenti, partner e istituzioni sanno di poterci trovare, e dove possiamo finalmente ospitare iniziative dentro casa nostra. È anche un segnale di solidità, e di un impegno che vogliamo prendere sul lungo periodo.
Tutto questo non sarebbe possibile senza la sinergia che abbiamo costruito con CIBJO. È un partner che ci accompagna su un piano di ambizione internazionale che, da soli, non avremmo mai potuto raggiungere, e ci permette di immaginare progetti che fino a poco fa erano impensabili. Anche per questo, quando guardo al futuro della Fondazione, lo guardo con una certa fiducia.
Vogliamo essere un ponte tra passato e futuro: il punto in cui l’eredità dell’artigianato incontra l’innovazione, per costruire la prossima generazione di designer e maestri orafi capaci di portare nel mondo l’eccellenza del Made in Italy.
Mani Intelligenti – Fondazione per l’innovazione e la cultura del gioiello italiano
Via Pellizzari 2 – 15048 Valenza (AL) – C.F. 96060170063
https://www.facebook.com/fondazionemaniintelligenti/?locale=it_IT
https://www.instagram.com/maniintelligenti https://it.linkedin.com/company/fondazione-mani-intelligenti
Il Presidente
Alessia Crivelli







