di Roberta Cazzulo
Il progetto ‘Linee di Dialogo’ non è solo un esercizio di ascolto, è il risultato evidente di un percorso condiviso in cui ogni partecipante contribuisce con il proprio sguardo e la propria esperienza, ha utilizzato l’arte come strumento di elaborazione sociale, ha reso visibile ciò che spesso rimane sommerso, rappresenta, insomma, l’assunzione di una responsabilità collettiva verso il futuro della nostra comunità.
Il cuore di questa iniziativa risiede in un intreccio vitale: quello tra il confronto generazionale e il raggiungimento della parità tra uomo e donna.
Sono convinta che il conflitto di genere non possa essere risolto in compartimenti stagni. Non è una questione che riguarda ‘solo gli adulti’ o ‘solo i giovani’.
È una sfida culturale che richiede un patto di ferro tra le generazioni.
L’elemento centrale e fondamentale del progetto è il dialogo intergenerazionale, inteso non come semplice incontro tra età diverse, ma come scambio attivo di memorie, linguaggi, e visioni.
Compito del Comune non è solo gestire servizi, ma farsi garante di un cambiamento culturale. Le istituzioni locali devono essere il terreno fertile su cui questo dialogo può fiorire. Sappiamo bene che la violenza e la discriminazione non sono fenomeni isolati, ma affondano le radici in modelli culturali e stereotipi che attraversano tutta la nostra società.
Tra le mie deleghe c’è anche la formazione professionale e trovo che l’idea di scegliere proprio una scuola professionale sia vincente perché risponde alla volontà di intercettare contesti sociali e culturali in cui un’azione educativa e preventiva può offrire strumenti di lettura della realtà e di riconoscimento delle dinamiche di violenza e discriminazione.
Quando la Dott.ssa Cecilia Garrone, referente di questo progetto, me lo ha presentato ho ritenuto di condividerlo immediatamente all’interno della nostra consulta Pari opportunità.
Vedere i nostri anziani – custodi di una memoria di lotte e talvolta di silenzi subìti – seduti allo stesso tavolo con gli studenti ci dice che stiamo costruendo la Alessandria di domani nei luoghi dove l’impatto educativo è più urgente e significativo.
I laboratori creati nell’ambito del progetto hanno permesso di conseguire 3 obiettivi fondamentali:
- Sostenere spazi di ascolto protetti:un lavoro per far emergere le radici del patriarcato e le dinamiche di potere che conducono alle discriminazioni di genere.
- Utilizzare l’arte come strumento di elaborazione: attraverso forme di espressione visive e simboliche l’arte ha reso visibili e trasformato in immagini il vissuto e le emozioni individuali
- Trasformare il racconto in azione:Le storie di discriminazione o di crescita che emergono da questo progetto devono guidare le nostre scelte amministrative verso promozione di una cultura del rispetto in ogni quartiere.
La politica può e deve fare la sua parte intervenendo concretamente, indirizzando più risorse ai centri antiviolenza e alle case rifugio, che non possono vivere di solo volontariato e stabilendo più ore nelle scuole per educare al rispetto di genere.
Fondamentale diventa la sinergia territoriale, la rete inter-istituzionale contro la violenza di genere basata sulla collaborazione coordinata tra centri antiviolenza, servizi sociali e sanitari, la Prefettura e la Questura, e le nostre forze dell’ordine per garantire supporto concreto.
Il cambiamento non si può basare solo sulle sanzioni, ma in primis deve essere culturale, deve fondarsi sull’educazione al rispetto di genere partendo proprio dalle nuove generazioni.
Quando mettiamo in dialogo memorie e linguaggi differenti, stimoliamo quell’empatia e responsabilità collettiva che sono l’unico vero antidoto alla violenza.
Vedere nonne i nipotine e nonni e nipoti confrontarsi su come superare i modelli patriarcali e le disparità ci dice che la strada è quella giusta. Se noi istituzioni sapremo ascoltare questo coro generazionale, potremo tradurre quel dialogo in diritti certi e opportunità eque per tutte le cittadine e tutti i cittadini, indipendentemente dal genere.
Colgo l’occasione per ringraziare profondamente lo SPI CGIL, Linelab, il CIOFS e tutti gli attori coinvolti. Questo progetto dimostra che quando la società civile e le istituzioni camminano insieme, il silenzio si rompe e il conflitto diventa evoluzione.
Roberta Cazzulo
Assessore Personale, Pari opportunità, Politiche sociali, Lavoro e formazione professionale, Tutela animale; Città di Alessandria.







