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Federico Fornaro (foto a destra) è tra i pochi che hanno indagato il tema della disaffezione elettorale, scrivendo saggi di valore scientifico-socioculturale[1], argomento che, all’interno del nostro sistema politico, non trova una particolare accoglienza, pur essendo questo un elemento fondante della democrazia rappresentativa attaccata da chi la vuole ulteriormente impoverire. I due ottimi brevi e recenti post pubblicati su Ponte (Maurizio Cecconi con “L’urlo del non voto”  https://ilpontedem.it/2025/12/02/lurlo-del-non-voto/ e Franco Gavio con “Astensionismo, al di là della comune narrazione”) https://ilpontedem.it/2025/12/03/astensionismo-al-di-la-della-comune-narrazione/ entrambi inerenti l’argomento in questione mi inducono, seppur schematicamente, a proporre alcune mie riflessioni.

C’era chi pensava che la disaffezione dell’elettorato italiano fosse causa dei governi tecnici. Invece Monti e Draghi erano nel clima culturale che si è confermato anche con il celebrato (presunto) ritorno della politica che, invece, pur giocando la carta pesante dell’identità nazionale, della terra e del sangue, non ha riportato  a votare nemmeno una persona.

Si tratta di capire se siamo solo all’inizio di questo percorso oppure se proprio non ci sia speranza. Io, ovvio, spero che le persone tornino al voto e penso che la strada da seguire sia nell’esempio costante che si offre.

Spero si confermi l’accordo ampio fra i grandi pensieri democratici, a tutti i livelli, e che si esprima attraverso proposte pratiche, dimostrando senza velleitarismi come si possa migliorare, per quanto sia possibile, la condizione di vita delle persone. Con il dubbio però che l’attuale situazione economica, la scarsa fiducia nel futuro e il mezzo tecnologico di informazione e confronto prevarranno, almeno nel breve medio.

Del resto, il clima culturale degli ultimi 40 anni ha archiviato la dimensione politica nel cassetto degli oggetti inutili, per cui sarà difficile invertire la rotta. Tuttavia, sempre nel breve, aiuterebbe molto la fine del clima di guerra in cui viviamo, un disegno europeista in grado di archiviare un certo fallimentare idealismo a vantaggio di una visone internazionale realista.

Una nuova linea costituzionalista coerente nel riprendere il valore delle Autonomie Locali come laboratorio di crescita, sviluppo sostenibile e redistribuzione incentrato su un modello diverso dal trionfo delle aree metropolitane della ricchezza accumulatrice e sedicente creativa che ha prodotto soprattutto esclusione e povertà. Più Comuni e Province, meno Regioni e Aree Metropolitane.

Giorgio Abonante

[1] https://www.ibs.it/democrazia-senza-popolo-astensionismo-deriva-libro-federico-fornaro/e/9788833944319?gad_source=1&gad_campaignid=17424008135&gbraid=0AAAAAD_hDDEyYJLSb3_MmC_4gAnvaofIO&gclid=CjwKCAiA0eTJBhBaEiwA-Pa-hXtu1MuiYSiSbhUH14oJPK91fvGm_ZZ3bh0LnVjtdU6G0EMq4Ti3uRoC7YAQAvD_BwE

Giorgio Abonante

Classe 1975, all'anagrafe Giorgio Angelo Abonante ma quasi per tutti Abo. Alessandrino doc tanto da diventare Sindaco di Alessandria nel 2022. Laureato in Scienze Politiche è autore del blog fin dalla sua fondazione scrivendo di sviluppo locale

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