Intelligenza artificiale, tra bolla e innovazione.
Argomento da prime pagine e centrale di questi tempi, porta ad oscillazioni che vanno da pericolo di bolle finanziarie a grande frontiera che necessita di forte autonomia strategica in un mondo a “geopolitica variabile”.
Nello specifico temi caldi con impatto territoriale come i data center (su cui ritorneremo), ma altrettanto rilevante l’andamento sul mercato azionario poiché da esso dipendono spesso i valori di strumenti tipo ETF che possono incidere sui valori anche dei piccoli risparmiatori. Per tale motivo, qualche settimane fa, il monito stesso della BCE ad alcuni pericoli, o comunque forti debolezze sistemiche nel settore. Richiamiamo un esempio, che lasciamo agli interessati, per comprendere, con inevitabili semplificazioni alcune di queste debolezze strutturali.
Una delle maggiori attenzioni sono rivolte ad NVIDIA, il colosso guidato dal dinamico e zelante Jensen Huang. Il meccanismo di circular financing che porta ad un pericolo di sovrastima tipicamente può essere strutturato come segue: L’azienda a monte (NVIDIA) acquista azioni da una azienda a valle (OpenAI), la quale a sua volta utilizza questo capitale per acquisire strumenti hardware da NVIDIA. L’esempio appunto esplicito ebbe un culmine nel 2025 quando NVIDIA annuncia l’investimento da 100 miliardi in OpenAI per finanziare la costruzione di Data Center che facciano uso dei chip di NVIDIA. Nel 2026 tali investimenti hanno visto proposte ammontare persino a cifre di garanzie di 250 miliardi, poi in parte ridimensionate.
Vi è da dire che in parte il mercato azionario stesso spesso ha dato segnali di reazioni a tali annunci inducendo un raffreddamento di tali pratiche. Ad esempio l’annuncio della suddetta garanzia da 250 miliardi portò ad una caduta repentina intraday del 4,5% di NVIDIA e anche i credit default swap sugli obbligazionari NVIDIA hanno registrato il maggior aumento, segnale dunque che anche gli investitori “pazienti” e non solo azionari stanno prezzando il rischio.
I segnali di debolezza sono da ricercarsi non in fenomeni di buyback ma ad esempio nella concentrazione dei clienti: nel 2026, un cliente NVIDIA rappresenta il 22% del fatturato, un altro il 14% e comunque quattro soli clienti rappresentano il 61%. C’è poi anche un problema sollevato da Micheal Burry di termini di pagamento estesi e sui clienti hyperscaler accusati di sottostima dell’ammortamento con allungamento artificiale della vita dei chip e in generale della componente hardware per un valore complessivo sui 176 miliardi tra il 2026 e il 2028, pari a quote tra il 21% e il 27% dei profitti.
In sintesi, l’AI e le infrastrutture connesse possono rappresentare, e in parte lo stanno già facendo su vasta scala, un impulso sia a livello innovativo in settori anche inaspettati inizialmente (persino nella risoluzione di problemi irrisolti da quasi un secolo di matematica avanzata), ma i problemi connessi qui richiamati, come altri, necessitano di alto grado di consapevolezza e intervento. Come anche sul versante delle infrastrutture, dove la questione dei Data Center ha da qualche tempo iniziato a portare forti pressioni anche sui nostri territori e sulla quale torneremo nei prossimi giorni.







