Non ho affinità con diverse posizioni di politica economica di Mario Monti. Ne rispetto il rigore del pensiero, ma non ne condivido in generale l’eccesso di posizione a favore del mercato e del rigore dei conti, soprattutto tenuto in fasi in cui serviva maggiore impulso anticiclico.
Detto questo riconosco che abbia avuto, o meglio stia avendo, il merito e il coraggio di essere uno di quegli esponenti appartenenti genericamente al mondo liberaldemocratico, ampiamente inteso, che con nettezza abbia detto da che parte stia rispetto ad una destra a trazione Vannacci.
Molti obietteranno che questo potrebbe portare ancora più voti di destra a Vannacci. Può essere. Ma il tema non è impedire a chi è di destra di votare la copia più originale e più solida di quel pensiero (sicuramente oggi interpretata dal Generale), cosa che questo tipo di elettore può fare tranquillamente; qui invece io vorrei richiamare l’attenzione di quelle figure di stampo più liberale, centrista e anche moderato. Vero che oggi non assistiamo al ritorno del fascismo storicamente inteso. Ma altrettanto vero che la storia sta ripetendo come negli anni 20’-30’ del secolo scorso una tendenza a vedere un’alleanza implicita tra una parte delle élite finanziarie (anche a livello internazionale) con partiti identitari e nazionalisti.
Quindi a queste figure liberali e moderate verrebbe da chiedere: se vi fosse tra qualche mese l’alleanza tra Meloni e Vannacci esplicitamente, da che parte starebbero i liberali e i moderati?
La Storia del Novecento ha già insegnato che una parte di essi, all’inizio dei primi anni ’20, sbagliò la collocazione, mostrandosi permissiva e dialogante con il potere di Mussolini alla sua ascesa e del primo periodo, per poi ravvedersi qualche anno dopo quando le cose presero una piega che loro non avevano forse previsto. Oggi la lezione della Storia sarebbe utile forse ad anticipare i tempi e scegliere prima la collocazione migliore, per evitare soprattutto in Italia e nei prossimi appuntamenti elettorali e scelte per figure chiave a guida delle nostra istituzioni, come la Presidenza della Repubblica e quella del Consiglio.
Ripeto, perché non è il fascismo storico a ripresentarsi. Ma è una torsione della destra identitaria con pezzi delle élite che hanno un terreno comune molto chiaro: pensare che attraverso certi richiami identitari e di finto nazionalismo (ben distinto dal vero patriottismo repubblicano) si possano “mantenere a bada” la capacità di mobilitazione popolare distraendolo invece dalle battaglie emancipatorie sui diritti del lavoro e dei salari, in sintesi sui diritti materiali.
A quei liberali e mondo moderato oggi credo la lezione di Monti sia molto utile.







