Oct 9, 2026 Yanis Varoufakis
Quando, in nome della moderazione, i centristi etichettano come “assurdità” ogni alternativa sensata in sostituzione di una rigida politica di austerità, lasciano agli elettori un’unica alternativa eleggibile, e l’estrema destra è ben lieta di offrirla. Questo è ciò che sta accadendo oggi in Francia.
ATENE – Il deplorevole stato delle scuole pubbliche francesi, che ha scatenato proteste in tutto il Paese, è sintomo di una cronica politica di austerità. Ma ciò non ha impedito alle sirene far risuonare un’austerità ancora più assordante. Emmanuel Moulin, governatore della Banca centrale francese, chiede ingenti tagli al bilancio per scongiurare il “rischio di essere gradualmente strangolati dall’aumento dei tassi di interesse”.
Se ciò accadesse, le tensioni sociali si inasprirebbero ulteriormente e gli investimenti, di cui c’è disperatamente bisogno, svanirebbero. Con la Germania già alle prese con la deindustrializzazione e il crescente sostegno alle forze di estrema destra, il debito pubblico francese si profila come la prossima faglia d’Europa.
In questo contesto, Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise e candidato alla presidenza, ha presentato una proposta alternativa che compendia la somma di circa 600 miliardi di euro (673 miliardi di dollari), pari al 18% del debito pubblico complessivo francese. Si tratta di titoli di Stato francesi, detenuti dalla Banca Centrale francese fino alla scadenza, momento in cui i contribuenti dovranno pagare più tasse, o indebitarsi ulteriormente, per ripagare la propria banca centrale.
Mélenchon ritiene che sia assurdo che un ramo dello Stato francese prenda in prestito 600 miliardi di euro per pagare un altro ramo dello Stato. La sua alternativa è uno scambio di debito tra il Tesoro e la Banca Centrale che, in pratica, estingue tale debito per creare spazio fiscale per investimenti di cui c’è disperatamente bisogno.
Per completezza d’informazione, non sono un semplice commentatore in questo dibattito. Il piano di Mélenchon sul debito si basa sulle mie proposte di scambio di debito del 2015, quando sono stato brevemente Ministro delle Finanze della Grecia. L’idea era di arginare la follia che la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale stavano cercando di imporre.
La mia controproposta fu semplice: scambiare l’intero portafoglio di obbligazioni greche detenute dalla BCE in quel momento con un’unica obbligazione perpetua con lo stesso valore nominale, pagando alla BCE l’1% di quel valore a tempo indeterminato. Niente di nuovo: all’incirca nello stesso periodo, George Osborne, Cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, stava rimborsando un’obbligazione perpetua emessa dallo Stato britannico nel 1752. Non un solo euro sarebbe andato perso. La BCE avrebbe salvato la faccia. Il popolo greco avrebbe avuto un po’ di respiro. E l’Europa sarebbe stata risparmiata da un piano che l’avrebbe disonorata agli occhi di chiunque avesse un minimo di decenza.
Ciò che Mélenchon propone oggi: convertire i titoli di Stato francesi già detenuti presso la Banca Centrale francese in obbligazioni perpetue. Quindi utilizzare lo spazio fiscale che ne deriverebbe esclusivamente per investire in posti di lavoro di qualità, istruzione e alloggi sociali. L’unica differenza tra la sua proposta e la mia è che Mélenchon suggerisce una cedola dello 0%, mentre io proponevo un tasso di interesse dell’1% che avrebbe evitato qualsiasi accusa legalistica di cancellazione del debito.
Sarebbe inflazionistico? No. Le obbligazioni perpetue non costituirebbero nuovo debito e non aggiungerebbero un solo euro alla massa monetaria.
Equivarrebbe, come ha affermato il Ministro dell’Economia francese Roland Lescure, a “…dire che non ripagheremo coloro a cui dobbiamo denaro… risparmiatori, titolari di polizze vita e banche”?
No. I 600 miliardi di euro sono già stati ritirati dal mercato obbligazionario; non sono dovuti a risparmiatori, assicurati o banche; le obbligazioni sono custodite nei caveau della banca centrale dello Stato.
Olivier Blanchard, al tempo capo economista del FMI contro il quale entrai in conflitto, ha commentato che “l’effetto netto sarebbe pari a zero“, poiché lo Stato risparmierebbe sugli interessi ma perderebbe la stessa somma in profitti della banca centrale. Ma questo è semplicemente falso. Blanchard omette di menzionare che il rifinanziamento del 18% del debito depositato presso la banca centrale aumenterebbe inutilmente il costo del servizio del restante 82% del debito pubblico francese, incrementando così la pressione per ulteriori misure di austerità, che acuirebbero il malcontento e deprimerebbero gli investimenti.
Esiste una ragione valida per respingere la proposta di Mélenchon, a parte il fatto che sia stata proposta da Mélenchon stesso o da me nel 2015? L’ex Commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha abbozzato una risposta secondo cui la Banque de France fa parte dell’Eurosistema governato dalla BCE e non può annullare o cancellare obbligazioni in modo indipendente.
Questo è vero, ma il Consiglio direttivo della BCE potrebbe prendere questa decisione a condizione che si applichi a tutti gli Stati membri dell’eurozona.
Così come durante la crisi dell’euro l’Eurosistema ha acquistato obbligazioni di ogni Stato membro dell’eurozona in proporzione al PIL di ciascun paese, allo stesso modo può ripagare il debito di ogni Stato membro dell’eurozona di cui detiene titoli, offrendo a tutti un prezioso margine di manovra fiscale. Se ciò fosse subordinato all’utilizzo di tale margine di manovra per investire nelle energie rinnovabili, nell’istruzione e nell’edilizia sociale di cui l’Europa ha bisogno, tanto meglio.
Ma la Commissione europea e la BCE bocceranno qualsiasi proposta di questo tipo, come hanno fatto con la mia nel 2015.
Sanno che un’austerità maggiore ora non farebbe altro che rafforzare gli già sconcertanti livelli di disuguaglianza e stagnazione in Europa. Sanno che darebbe ulteriore slancio all’avanzata dell’estrema destra. Ma la loro determinazione a perseguire la massima austerità è tale che non esitano.
Quando, in nome della moderazione, i centristi etichettano come “assurdità” ogni alternativa sensata a un’austerità severa, lasciano agli elettori un’unica possibile alternativa, e l’estrema destra è ben lieta di offrirla. Gli Zeloti in vestito grigio, che ripetono incessantemente che non ci sono alternative, non appaiono così tali finché non si rischi di fallire. Ma a quel punto sarà troppo tardi.







