Oggi è la Giornata della Terra (#Earthday), celebrata dalle Nazioni Unite tutti gli anni dal 1970.
Nel corso dei decenni, diverse personalità di spicco tra scienza, politica e spettacolo hanno rivolto il loro impegno a questa ricorrenza ma soprattutto alle tematiche che abbraccia. Sono quelle dell’economia verde, dell’uso delle risorse della terra, dell’energia, dell’inquinamento.
Mi fa piacere ricordare come molti Paesi dell’America centro-meridionale, piuttosto recentemente, abbiano modificato le loro Carte costituzionali con interventi davvero significativi. Se da un lato un difetto, ai fini dell’applicabilità delle norme, è la lunghezza dei testi di queste Leggi fondamentali, dall’altro lato si può apprezzare una forte sensibilità sui temi ambientali. Tradita presto, da alcuni Capi di Stato o di Governo, ma esistente nelle norme.
Questo movimento ha ricevuto ulteriore ispirazione, a un anno dalla scomparsa mi piace sottolinearlo, da Papa Francesco. Il contesto culturale e giuridico del XIX secolo ha cristallizzato, nella nostra società, un’idea della natura come uno dei beni a disposizione dell’uomo, padrone, controllore, proprietario. Se è innegabile il conseguente impatto drammatico sull’ambiente per un uso inefficiente delle risorse naturali, altrettanto evidente è anche il divario fra una parte del mondo “proprietaria” e una parte, invece, esclusa e danneggiata. Questa visione del mondo ha cercato e forzato una giustificazione direttamente nella Bibbia, scagionando il diritto: Genesi 1,28, l’uomo dominus sulla Terra. Ma è stato proprio Papa Bergoglio a ricordare che la lettura del nostro rapporto con il Creato può e deve avere un altro taglio: Genesi, sì, 2,15. L’uomo curatore.
In letteratura giuridica, questa sollecitazione ha ispirato proposte che ridiscutevano la definizione di soggetto di diritto non umano, meritevole di tutela, e la necessità di sanzionare comportamenti lesivi dell’ambiente, non per l’effetto alla persona, ma anche semplicemente per il disvalore della condotta.
Siamo molto lontani.
In una fase di fortissima crisi energetica, di instabilità, di povertà e di guerra, la reazione occidentale per buona parte è accrescere ulteriormente la disuguaglianza sociale su scala mondiale, presi dal panico per mantenere inalterati produzione e consumi, ma senza affrontare una programmazione, seppur tardiva, della transizione energetica. La stessa è affidata al mercato e alla speculazione sui territori, in modo disordinato e iniquo. Siamo invasi da sovranisti, che non parlano di sovranità energetica.
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