Stangata per le famiglie italiane sui beni alimentari.
Questo il quadro pessimo che si registra grazie alle analisi elaborate dal Codacons, le quali registrano un aumento di oltre 400 milioni sui beni alimentari per il prossimo trimestre, un aumento stimato intorno al 3-5% a famiglia.
Ovviamente le cause principali di questa continuità inflattiva sono sempre gli aumenti dell’energia e le politiche dei dazi, causate principalmente dal comportamento ormai consolidato del presidente Donald Trump, il quale perdura con le sue dichiarazioni tra ultimatum e concessioni totali, alimentando continue fiammate e repentine discese sui mercati finanziari per alimentare la speculazione, utilizzandola peraltro a fini personali. Parimenti scaricando il costo di questi comportamenti ondivaghi, o in realtà appunto con una logica cinica e spregiudicata, si scarica proprio sul ceto medio e sulle classi popolari. Inutile sottolineare la pochezza tattica e strategica di Giorgia Meloni di aver affiancato e sostenuto politicamente il ciuffo arancio biondo che fa impazzire il mondo in questi anni, strategia che si sta mostrando nella sua inadeguatezza totale.
Speriamo le persone aprano sempre più gli occhi per comprendere come questa classe politica al Governo non abbia le soluzioni giuste per l’economia. In questa fase è chiaro che la soluzione può arrivare solo da quello che in economia si chiama stimolo della domanda interna, specialmente attraverso i consumi, mediante adeguamento salariale, peraltro ricetta ormai riconosciuta come necessaria oltre che utile in questa fase anche da buona parte del mondo liberale, solitamente il più restio a questo tipo di misure.
In un quadro macroeconomico di ritorno a dosi abbastanza corpose di protezionismo (indotto come dicevamo in primis dalle politiche di Trump) serve un cambio di paradigma che metta nel cestino una volta per tutti l’utilizzo della compressione salariale come strumento principale per stimolare una politica mercantilista che esaspera la ricerca del surplus commerciale.
Tale stimolo può avvenire in primis con l’aumento dei salari, troppo bassi per sostenere un’adeguata domanda interna, cosa sulla quale insistiamo da tempo. Questo è il principale modo per recuperare il potere d’acquisto e adeguare la politica macroeconomica al nuovo quadro, nel quale la compressione salariale può essere deleteria e non porta alcun beneficio di medio-lungo periodo neanche alla classe industriale.







