L’avanzata silenziosa è una trasformazione profonda del capitalismo europeo.

Notizia di oggi ma riportata solo alla trentesima pagina dei quotidiani nazionali, su per giù, è l’ennesimo aumento di posizione di Blackrock in alcuni gruppi bancari ed energetici italiani.

Dal 5,6% all’8,9%  in Unicredit e dal 5,1% al 7,3% in Intesa, per citare il settore bancario; mentre nel settore energetico, in Enel passa dal 5,2% a poco meno del 7% e in Snam dal 5,5% al 6,8%.

Questi dati, insieme al fatto che avevamo riportato un paio di mesi fa sull’aumento della quota del debito pubblico italiano rilevato sempre da Blackrock salito ad oltre il 14%, descrive emblematicamente il grado di penetrazione del colosso statunitense della gestione del risparmio guidato da Larry Fink all’interno dell’economia italiana (ed in generale europea). A questi fattori andrebbero aggiunte anche tutte le quote di partecipazione che vanno via via aumentando in praticamente tutte le aziende quotate che abbiano una qualche rilevanza strategica nel settore tecnologico, sanitario, bellico, oltre che presenze sempre più sostanziali anche nelle multiutility e nella gestione degli strumenti finanziari legati ai fondi pensione.

Riportiamo l’attenzione su ciò non tanto, o comunque non solo, per fare una critica orizzontale e un po’ generalista e banale al concetto di privatizzazione in toto, ma per andare ben oltre. Fermo restando che in taluni settori personalmente sono per la prevalenza a maggioranza del pubblico (gestione dei servizi) e per la totalità del pubblico (sanità), sono d’accordo sull’essere aperti al fatto che talune partnership pubblico-private, ad esempio quando il privato apporta know how industriale e non solo estrazione di rendita finanziaria, possano svolgere una funzione utile ad un sistema. Ciò che però sta accadendo con il grado di penetrazione dei grandi gestori del risparmio globale è tuttavia una trasformazione materiale, economica e finanziaria, della nostra società che non ha precedenti, quantomeno nell’ultimo secolo. Di questo dobbiamo essere pienamente consapevoli.

Tra i tanti, sono due gli aspetti di tale trasformazione che meritano particolare considerazione  a mio avviso: il grado enorme di centralizzazione del capitale e soprattutto il fatto che gli Stati europei rischiano di vedere ancor più le proprie posizioni subordinate alle dinamiche del mercato finanziario statunitense. Esattamente il contrario di quello che anche prestigiosi rapporti sempre citati dalle élite europee avevano portato avanti, mossi dal tentativo di dare cornice e slancio ad una maggiore autonomia e indipendenza strategica e geopolitica agli Stati europei e dell’eurosistema nel suo complesso.  Basti pensare che Il maggior gestore europeo Amundi arriva poco oltre il trilione di euro, contro i circa 15 trilioni di Blackrock ai quali si aggiungono cifre simili anche per Vanguard e State street, solo per citare i tre maggiori.

Bene o male che sia, di ciò dobbiamo essere consapevoli, e forse anche la gerarchia delle notizie dei quotidiani nazionali se vedesse nelle prime pagine questi fatti e magari un po’ oltre la remigrazione di Vannacci aiuterebbe ad avere cittadini più consapevoli delle questioni che stanno davvero modificando nel profondo le nostre vite e la struttura della nostra società.

Giorgio Laguzzi

Nato ad Alessandria nel 1984 ha presto lasciato la sua città per conseguire un Dottorato di Ricerca in Logica matematica a Vienna. Ha intrapreso la carriera accademica in Germania per poi tornare in Italia dove è attualmente docente presso l'Università del Piemonte Orientale. Dal 2022 al 2025 ha ricoperto la carica di Assessore del Comune di Alessandria. Dal 2023 membro della Direzione nazionale del PD e dal 2025 riveste il ruolo di segretario provinciale di Alessandria.