di Roberta Cazzulo
Nel mio ruolo di Assessore alle Politiche Sociali quando mi trovo ad affrontare il delicato tema della povertà nel misurare il dramma quotidiano per coloro che vivono in questa deprecabile condizione giungo a pormi una domanda precisa: quanto di ciò che osserviamo ad Alessandria è specifico della nostra città, riguarda esclusivamente la nostra comunità e quanto appartiene a tendenze che riguardano l’intero nostro Paese?
La ricerca curata dal Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Politiche e dal Centro per il Welfare e lo Sviluppo Locale dell’UPO ci offre gli strumenti necessari per rispondere a questo quesito permettendoci, inoltre, un confronto con i dati nazionali più recenti che ci aiutano a non sottovalutare i problemi senza drammatizzarli.
Questo studio – presentato in occasione del convegno Povertà e Vulnerabilità ad Alessandria tenutosi in città il 16 ottobre scorso – non rappresenta una rilevazione estemporanea, ma il compimento di un percorso di programmazione strategica fortemente voluto dal nostro Consiglio Comunale, che ha approvato lo schema di convenzione quadro con la Deliberazione n. 137 il 28 ottobre 2025, firmata poi ufficialmente il successivo 5 novembre.
Grazie ad un ottimo lavoro sinergico i dati degli archivi dell’edilizia residenziale pubblica, della spesa sociale e della Carta “Dedicata a te” sono stati trasformati in un patrimonio informativo prezioso al servizio delle scelte pubbliche.
Nel leggere queste indagini socio economiche, noi istituzione e la nostra comunità ha la possibilità di poter attingere a una bussola straordinaria.
Il grande storico dell’economia Carlo M. Cipolla. nei suoi studi sulla storia economica d’Europa, ha scardinato l’idea che l’economia sia una fredda scienza matematica fatta solo di merci e moneta.
Ci ha insegnato che l’economia è, prima di tutto, un fatto sociale e culturale.
Egli spiegava che il benessere o il decadimento di un sistema, di una comunità dipendono dall’interconnessione profonda di tre fattori: la demografia, il capitale umano e la capacità delle istituzioni di redistribuire la ricchezza in modo produttivo.
Quando analizzava le grandi crisi del passato, evidenziava una dinamica, a mio parere fondamentale, che oggi ritroviamo nelle pagine di questo rapporto: le crisi non colpiscono mai a compartimenti stagni.
Se si indebolisce il potere d’acquisto dei lavoratori, se crolla l’accesso all’istruzione per le nostre figlie e per i nostri figli o se il mercato immobiliare diventa un muro insormontabile, l’intero sistema urbano perde la sua spinta propulsiva.
La vulnerabilità di una parte si traduce inevitabilmente nella perdita di produttività e di futuro per tutta la collettività.
Egli ricordava, inoltre, che le società che sopravvivono e prosperano sono quelle capaci di reagire agli squilibri strutturali non con sussidi passivi, ma potenziando le competenze e le tutele delle persone.
Oggi, le intuizioni di Carlo Cipolla ci permettono di analizzare i dati di Alessandria con realismo, focalizzandoci sui alcuni temi strutturali analizzati dalla ricerca:
Il lavoro e il capitale umano: A livello nazionale il rischio di povertà lavorativa colpisce il 10,2% degli occupati tra i 18 e i 64 anni è a rischio di povertà lavorativa.
Anche ad Alessandria il rapporto documenta che il lavoro, pur restando il principale fattore di protezione, da solo non basta più in quanto risulta discontinuo, spesso precario o sotto-remunerato.
Una società che sottopaga il lavoro sta distruggendo la qualità del proprio capitale umano. Politiche del lavoro e politiche sociali devono quindi camminare insieme: orientamento, formazione e inserimento sono investimenti produttivi.
Poi c’è il tema della casa come infrastruttura sociale: In Italia la povertà assoluta colpisce il 22,1 % delle famiglie in affitto contro il 4,7% di quelle che vivono in un’abitazione di proprietà . Secondo Federcasa gli alloggi di edilizia residenziale pubblica ospitano oltre 2 milioni di persone, 250 mila domande restano in attesa e 60 mila alloggi sono vuoti perché inagibili.
La casa resta il punto di convergenza in cui reddito, composizione familiare ed età si incontrano.
Ad Alessandria il patrimonio di edilizia pubblica gestito dall’ATC conta 2.467 alloggi, dà risposta a circa 5900 persone. I valori immobiliari più contenuti rispetto alle aree metropolitane vicine non bastano però a garantire l’accesso alla casa, che dipende anche dalle garanzie richieste, dalle somme iniziali e dalla capacità di sostenere canoni e utenze.
I dati alessandrini sull’edilizia sociale, con la frequenza dei piccoli nuclei composti da una madre e un figlio, confermano che la monogenitorialità, e in particolare quella femminile, richiede un’attenzione specifica, anche sul piano delle pari opportunità.
Il pieno utilizzo del patrimonio pubblico e l’accompagnamento di chi rischia di perdere l’abitazione restano per la nostra amministrazione una priorità.
Tuttavia, c’è un dato che ci differenzia profondamente dal quadro nazionale e che richiede una riflessione accurata.
Se in Italia gli anziani risultano mediamente più protetti, ad Alessandria la combinazione tra un forte invecchiamento della popolazione, la diffusione di famiglie unipersonali e redditi pensionistici modesti sta creando una nuova, drammatica area di vulnerabilità.
Nel triennio analizzato, tra i potenziali beneficiari della Carta solidale, gli italiani con più di 56 anni sono passati dal 40% al 50%.
Questo ci porta a una seconda, fondamentale constatazione: la vulnerabilità economica sul nostro territorio non riguarda la sola popolazione di origine straniera.
Gli italiani restano maggioritari sia nell’edilizia sociale sia tra i beneficiari delle misure di sostegno.
I dati smontano le narrazioni ideologiche: il bisogno va riconosciuto per ciò che è, senza distinzioni, mettendo al centro la dignità della persona.
La ricerca ci consegna però anche un limite metodologico importante: le misure nazionali standardizzate, come la Carta “Dedicata a te” – che ad Alessandria ha raggiunto solo 1.965 nuclei – lasciano programmaticamente esclusi i piccoli nuclei, le persone sole e gli anziani.
È qui che si inserisce il ruolo del Comune, del CISSACA, del Terzo Settore, della Caritas, di Casa di Quartiere, delle parrocchie, e di tutte le forze sociali del territorio.
Non possiamo limitarci ad applicare normative burocratiche calate dall’alto.
Dobbiamo raccogliere l’indicazione di metodo di questo rapporto e trasformare questa ricerca nel punto di partenza di un Sistema Locale di Osservazione della Povertà.
Un osservatorio continuativo e condiviso che colleghi i dati nel rispetto della privacy, capace di seguire le storie di chi entra ed esce dal bisogno, valorizzando il lavoro di chi opera in prima linea per intercettare la fragilità prima ancora che diventi un dato amministrativo.
Roberta Cazzulo







