di Giorgio Abonante
Ieri ho avuto il piacere di portare il saluto dell’amministrazione comunale al Premio Marchiaro e al Premio Umberto Eco, su invito di Luca Ubaldeschi, che ringrazio, il quale mi ha chiesto una breve introduzione sul tema avente come oggetto l’informazione. Di seguito il mio intervento. I complimenti alle/ai premiate/i da Cecilia Sala, Enrico Mentana, Valeria Parrella e poi Enrico Martinet, Mario De Fazio, Silvana Mossano, Floriana Rullo e Sara Fisichella. Bello e opportuno il ricordo di Emma Camagna.
«Franco Marchiaro viveva i suoi ultimi anni di professione quando io iniziavo il percorso in Consiglio comunale: ricordo la sua simpatia e la sua competenza. Un onore essere qui a nome del Comune di Alessandria per ricordarlo e, nei dieci anni dalla morte di Eco, farlo in un evento unico nel nome dell’informazione.
Il 2026 è stato un anno interessante per Alessandria, perché la nostra comunità ha saputo attivarsi in modo diffuso e partecipato per ricordare Eco, cercando d’indagare le tante sfaccettature del suo immenso talento e della sua straordinaria produzione intellettuale.
Anche sul tema relativo all’informazione (nel suo rapporto con la società industriale, con i nuovi media e con la cultura di massa), affrontato in diversi scritti tra cui Apocalittici e integrati, forse il più famoso, Eco ha saputo mettere quell’indice di alessandrinità che lui stesso definiva e ricordava come caratterizzante il suo stile e il suo pensiero: lo scetticismo come capacità di analisi smitizzante ma positiva, orientata alla costruzione.
Eco introdusse un volume stupendo di analisi socioeconomica, della Cassa di Risparmio, circa trent’anni fa, quindi di informazione pura, parlando della città come rapporto fra struttura ed epifania, cioè fra servizi veri e propri, infrastrutture materiali ed eventi, fatti, novità improvvise: una lezione sulla capacità di fotografare, raccontare, interpretare, alimentando ragionamento e confronto.
Il rapporto tra struttura ed epifania, citato poco fa, ci interroga oggi in un mondo molto diverso da quello di trent’anni fa, diverso in tanti aspetti e in uno particolarmente: quello della velocità con cui le cose accadono, vengono lette (dai giornali o dalla politica) e dimenticate. Una velocità direi supersonica che non lascia spazio all’approfondimento e alla riflessione.
Ed è questo oggi il valore inestimabile che si dovrebbe riconoscere al giornalismo, ma solo se il giornalismo e l’informazione accettano di prendersi la responsabilità di realizzare, attraverso il proprio lavoro di indagine e ricostruzione dei fatti, una memoria che sia selettiva e capace di non abbandonare le notizie, seguirle anche dopo la scintilla che le ha create e costruire una storia che possa garantire a chi legge o guarda un’informazione completa, duratura e capace di fidelizzare le cittadine o i cittadini attraverso una parola che sappia presentarsi in modo autorevole. È d’altronde ciò che manca in tanti casi anche alla politica, anch’essa vittima di semplificazioni, botta e risposta e fuochi fatui che non interrogano le cause vere dei problemi e dei mutamenti sociali e che pertanto a questi non possono rispondere in maniera efficace, perdendo la fiducia delle persone.
Sono testi, quelli citati poco fa, in cui l’informazione e la comunicazione non correvano mai il rischio di andare in cortocircuito, come spesso avviene oggi, in cui giornalismo e politica, che condividono il destino di essere pilastri della democrazia, confondono i termini, venendone travolti. Su questo punto, però, prima di noi sono arrivati giganti come Popper, McLuhan e lo stesso Eco.
Occasioni come queste sono preziosissime: noi oggi potremmo accontentarci di proseguire questo bellissimo decennale “echiano” unendo le nostre forze, quelle del Comune e della Fondazione, per un momento annuale che porti il binomio Alessandria-Eco nel mondo – perché Eco era Alessandria nel suo stile e Alessandria sarà sempre Eco) e che provi a usare l’esempio del nostro illustre concittadino per riflettere e confrontarci sui temi che ho provato a toccare, che sono così affascinanti e importanti per il nostro futuro».
Giorgio Abonante







