Il Cristo potrebbe perdere uno dei suoi ultimi grandi spazi pubblici, terreni destinati a verde di cui in questo momento storico di ondate di caldo persistenti e mozzafiato, le Città hanno un gran bisogno. Esiste una proposta, al vaglio della Provincia di Alessandria, che vuole coprire quell’area verde con una grande distesa di pannelli fotovoltaici: un gigantesco triangolo di vetro. Lí, però, ci sono anche tra i terreni più fertili della provincia, tutelati dalle regole regionali perché non si trasformino in altro. E c’è una cascina storica, riconosciuta dal piano regolatore e dalla Soprintendenza come bene di pregio.

Questo è il nocciolo della partita che va avanti da due anni intorno all’impianto agrivoltaico “Ello3” da 14,88 megawatt che Ellomay Solar Italy Three vuole realizzare a Cascina Maddalena.

La posizione espressa nelle righe che seguono è il risultato di due anni di valutazioni tecniche, delibere e ricorsi, sempre motivati, mai ideologici.

Tra il 2019 e il 2021 ci fu un primo iter di variante urbanistica sulla stessa area e la precedente amministrazione l’ha ritirata in autotutela. Non è un dettaglio marginale: significa che l’attenzione amministrativa su questa area non è nata con il progetto Ello3 del 2024.

Nel febbraio 2024, il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato un parere positivo di compatibilità ambientale e da allora la vicenda si è riproposta.

A novembre 2024, il Consiglio Comunale di Alessandria ha espresso il primo parere formale contrario (deliberazione n. 114); a marzo 2025, la Commissione consiliare ha ribadito il no. La posizione è stata confermata il 19 marzo in Conferenza dei Servizi. Nella nota congiunta “Il Cristo non sia un parco fotovoltaico” (https://www.ilpiccolo.net/2025/03/29/il-cristo-non-sia-un-parco-fotovoltaico-il-comune-chiede-chiarezza-alla-provincia/) del 29 marzo, a firma dell’intera maggioranza in Consiglio comunale, la posizione è chiara.

Nel frattempo, fra marzo e aprile 2026 anche la Soprintendenza e il Ministero hanno imposto modifiche significative: il campo fotovoltaico è stato arretrato fino a Via del Coniglio e la porzione nord del progetto è stata eliminata. Non è stata una scelta spontanea dell’azienda, bensì il frutto di un giudizio esterno indipendente che confermava ciò che l’amministrazione comunale ha sostenuto nei due anni precedenti.

Il 26 maggio 2026 il Comune ha trasmesso alla Provincia le sue osservazioni conclusive: dettagliate, motivate, tecnicamente precise. Non un “no” generico, ma una gerarchia di argomenti, ciascuno dei quali rappresenta un freno insuperabile.

Perché il nostro no?

Il suolo. L’area ricade fra i terreni a “eccellente produttività agricola”, disciplinati dall’art. 21.3 del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP). Questi suoli sono classificati come aree di pregio e il PTCP vieta trasformazioni suscettibili di compromettere l’efficienza agricola. Il progetto, per estensione territoriale, durata pluridecennale e trasformazione permanente dell’assetto fondiario, determina una sottrazione di fatto del suolo agricolo. È incompatibile con le prescrizioni cogenti del PTCP. Nessun permesso statale può derogare a queste protezioni sovraordinate. È un vizio insanabile.

Il quartiere Cristo. Quella in oggetto non è un’area vuota da riempire. È classificata nel piano regolatore comunale come spazio pubblico a servizio della comunità, destinato a parco, gioco e sport, all’interno del perimetro del centro abitato. Se l’impianto la occupasse, il Cristo perderebbe la sua ultima “spina verde” significativa. Gli standard urbanistici che il quartiere non ha mai avuto scomparirebbero per sempre. È una perdita di patrimonio pubblico, non un riempimento di una lacuna.

Il valore storico. La Cascina Maddalena non è un edificio qualunque. È identificata dal piano regolatore come bene di pregio storico-architettonico. Il fatto che la Soprintendenza abbia imposto di preservarne la prospettiva, arretrando il campo, è una conferma esterna di quella sensibilità. Non è una preoccupazione locale: lo Stato stesso riconosce la rilevanza del bene.

Il metodo. Il progetto oggi è diverso da quello originale: la porzione nord è stata stralciata, il campo arretrato. Questo cambiamento non invalida le preoccupazioni, anzi le conferma. Significa che la valutazione agronomica regionale sulla quale tutto si fonda risulta superata, poiché basata su dati che oggi non sono più validi. La Provincia deve pertanto trasmettere i documenti aggiornati alla Regione perché faccia una nuova e più aggiornata valutazione.

La mozione della Provincia. Il 28 febbraio 2025 il Consiglio Provinciale aperto ha approvato all’unanimità una mozione indirizzata alla Regione Piemonte. La richiesta è precisa: vietare l’installazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici nelle aree agricole di classi I, II e III di capacità d’uso del suolo, e nelle aree con strutture irrigue. Non è una protesta retorica, ma il riconoscimento che in provincia di Alessandria si è già raggiunto il 70% dell’obiettivo regionale di energie rinnovabili (169 impianti, 1.300 megawatt). Senza criteri certi, il territorio è sottoposto a una pressione insostenibile. Quella mozione è un impegno scritto, votato all’unanimità da tutte le forze politiche, e il Comune ora chiede che venga attuato.

A fronte di tutte le criticità esposte, il Comune chiederà inoltre che il quartiere (le persone che subiranno maggiormente le conseguenze di questa scelta) sia coinvolto nelle decisioni che lo riguardano. Infine, chiediamo che la Regione proceda alla rivalutazione agronomica e riconosca che il no della città non è capriccio amministrativo, ma la tutela consapevole di risorse comuni.

Il Sindaco

Franco Gavio

Dopo il conseguimento della Laurea Magistrale in Scienze Politiche ha lavorato a lungo in diverse PA fino a ricoprire l'incarico di Project Manager Europeo. Appassionato di economia e finanza dal 2023 è Consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Dal dicembre 2023 Panellist Member del The Economist.

Il Ponte