di Nicolò Ferraris
“L’Italia per me è una grande fonte di ispirazione“. L’ha detto Bernie Sanders durante un suo recente comizio a Bakersfield, in California. Può sembrare incredibile a chi vive in un continente, come il nostro, abituato a guardare oltreoceano, al “modello americano”. Invece, siamo un riferimento. Possiamo essere imitati.
“Dobbiamo copiare dall’Italia“. Chi conosce il senatore Sanders sa che non si tratta di un’attenzione sorta all’improvviso, né di una passione passeggera. La sua storia politica, lunga e caratterizzata dalla coerenza, ci ha già mostrato, accanto al suo impegno costante, richiami simili. A ispirarlo, in modo particolare, è il nostro sistema sanitario. Quel modello, che abbiamo in comune con altri paesi europei, per cui se ti succede qualcosa e devi correre al pronto soccorso o affrontare un ricovero non ti devi preoccupare di avere la carta di credito in tasca.
«La sanità non è un privilegio, ma un diritto umano». Dieci anni fa, quando lo disse durante la campagna per le primarie presidenziali, in cui sfidava Hillary Clinton, appariva ancora come un messaggio quasi lunare, incredibile a sentirsi in un Paese come gli Stati Uniti d’America. Invece, si tratta di una questione molto concreta e reale. La possibilità di curarsi, poter prevenire le malattie o il loro aggravarsi e, in alcuni casi, potersi salvare la vita è un interesse centrale per le persone e riguarda il benessere e la sicurezza. Nella storia statunitense, l’istituzione di Medicare e Medicaid negli anni Sessanta del secolo scorso e poi, più recentemente, l’Affordable Care Act firmato da Barack Obama, hanno rappresentato dei passi avanti sul piano della protezione sanitaria.
Nonostante ciò, un più ampio consenso per l’idea di un sistema sanitario pubblico e a copertura universale è una conquista più recente. Senz’altro, frutto del lavoro politico e culturale portato avanti, in particolare, da Sanders e da chi l’ha seguito. Certo, poi, anche, conseguenza di una presa di coscienza di chi ha visto o provato sulla propria pelle gli effetti del funzionamento del sistema sanitario statunitense. In un periodo in cui un altro storico antagonista del “modello americano” è divenuto via via più popolare: il socialismo.
«Garantire l’assistenza sanitaria come diritto non è una cosa radicale. È quello che già fanno tutti gli altri grandi paesi. (…) Ed è ciò per cui stiamo lottando qui negli Stati Uniti». Lo ricordava in una chiacchierata di qualche anno fa con Dua Lipa, nel corso della quale le chiedeva di raccontare ai suoi ascoltatori americani quanto le costasse andare all’ospedale in caso di bisogno. Sarà parso incredibile a molti: un britannico non deve pagare le cure di tasca propria e non rischia di perdere l’accesso all’assistenza sanitaria qualora perda il lavoro.
Ecco, forse a questo punto pare meno incredibile che dagli Stati Uniti si guardi verso di noi. Il che non vuol dire che un italiano debba ringraziare in silenzio, sorbendosi una predica, anche perché l’accesso all’SSN non è tuttora garantito in modo adeguato sul territorio nazionale e alcuni tipi di cura ancora non vi rientrano.
Soprattutto, le risorse destinate dalla legge di bilancio alla sanità pubblica continuano a essere, come negli ultimi anni, gravemente inadeguate, con il rischio denunciato da medici e Regioni che il sistema sanitario non tenga. In questi giorni, abbiamo visto che il Governo è riuscito a scontentare anche il proprio Ministro della Salute.
Che il modello di sanità pubblica che abbiamo costruito nella seconda metà del secolo scorso sia un punto di riferimento e un sogno concreto portatore di benessere e sicurezza è bene ricordarselo. Sia quando si sottofinanzia questo settore fondamentale sia quando, discutendo più in generale di politica ed economia, si guarda al modello statunitense pensando di aver trovato l’America. Anzi, quando sentiamo di voler guardare al di là del mare, proviamo a sentire cos’hanno da dirci Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e quelle voci che dagli Usa ci indicano con interesse e determinazione. La sanità non dev’essere un privilegio e potrà essere un diritto umano.
Nicolò Ferraris







