Gli annunci sovranisti.
Che la politica sia propaganda è cosa nota. Ma anche la propaganda deve avere limiti alla decenza. Meloni negli ultimi giorni ha richiamato gli straordinari risultati e le fantastiche sorti sovraniste e di sviluppo del nostro Paese sotto la sua guida.
Melonilandia sembra caratterizzata, rispetto ai precedenti cattivi governi, da tre risultati che a dire del capo metterebbero insiemi ottimi numeri per lavoro, imprese e posizione finanziaria dello stato: la crescita dei salari, la crescita del PIL, L’abbassamento dello spread.
In realtà tutte e tre queste narrazioni sono manipolatorie. Andiamo in ordine.
Sulla crescita dei salari. Se uno osserva dal 2022 i salari sono aumentati nominalmente in una forbice 10-14%, ma nello stesso periodo l’inflazione è aumentata di circa il 18%-20%. Facile dunque capire che in realtà la posizione netta/reale dei salari sia diminuita. Peraltro anche il confronto con altre realtà europee simili alla nostra mostra una situazione ben peggiore per il nostro Paese della condizione salariale.
Sulla crescita del PIL. Ormai è chiaro a tutti, analisi anche di Confindustria, che il PIL italiano e spagnolo sono stati sorretti fortemente dalle ingenti risorse messe in campo dal PNRR. Con la differenza che la crescita spagnola è stata ben più marcata di quella italiana. Dal 2023 ad oggi la crescita cumulata del PIL italiano è stata intorno al 2,5%, mentre quella spagnola intorno all’8%. Tra l’altro, senza il PNRR l’Italia sarebbe stata stagnante o addirittura in recessione.
Sulla diminuzione dello spread. Se osserviamo i tassi di interesse italiani sul debito questi sono cresciuti e la diminuzione dello spread non è dovuta ad un miglioramento della posizione delle finanze pubbliche italiane, ma piuttosto ad una crescita anche dei tassi sul debito tedesco (lo spread misura solo il differenziale dei tassi tra Germania e gli altri paesi europei). Peraltro l’aumento generalizzato dei tassi non è dovuto a particolari questioni nazionali ma semplicemente alle politiche monetarie più restrittive della BCE a partire dal 2023.
Osserva l’eclissi, Presidente.







