Senza distinzione di condizioni.
In media i Paesi europei spendono per la salute il 7,1% del Pil. Noi il 6,2%. E scendiamo.
“Senza distinzione di condizioni individuali o sociali”. È l’articolo 1 della legge che nel 1978 istituì il Servizio sanitario nazionale, tenuto a battesimo da Tina Anselmi, scomparsa dieci anni fa proprio ieri. Il presidente Mattarella, ricordandola, l’ha definito «patrimonio tra i più preziosi del Paese». Guardiamo i dati di questo patrimonio e della sua evoluzione con il governo Meloni.
Secondo i dati Ocse elaborati dalla Fondazione Gimbe, nel 2025 l’Italia ha speso per la sanità pubblica il 6,2% del Pil, in calo rispetto all’anno prima. La media europea è il 7,1%, la Germania arriva all’11%. Siamo ultimi nel G7, e in Europa 14 Paesi spendono più di noi in rapporto alla ricchezza prodotta.
Per abitante va anche peggio: 3.952 euro di spesa pubblica, contro i 4.965 della media europea. Per allinearci alla media europea, secondo Gimbe, mancano circa 36 miliardi l’anno.
E la manovra?
Il Fondo sanitario nel 2027 cresce solo in termini nominali. 3,4 miliardi, ma uno era già previsto: quelli nuovi sono 2,4. Le Regioni ne avevano chiesti 6,8 per il 2027 e 18 in tre anni. Ne mancano 36, ne arrivano 2,4.
Il Fondo cresce del 2,36%, l’inflazione a ottobre del 5,4%. E il suo peso sul Pil scende dal 6,14% di quest’anno al 5,87% del 2029: secondo Gimbe, il valore più basso di sempre. Qualcosa c’è. I soliti avanzi di brioche per “dare un po’ di colore ai coppi”. Le indennità per chi lavora in pronto soccorso e i fondi per le liste d’attesa e per l’Alzheimer sono misure giuste. Ma sono toppe, non un piano.
Il ministro Schillaci obietta che non sono tagli veri, ma la distanza da un parametro teorico. Tagli invisibili, afferma. Peccato che si vedano benissimo. Nei pronto soccorso, nelle liste d’attesa, nei 118, che denuncia lno di non avere medici e nemmeno i fondi per pagare gli stipendi. Due cose, inoltre, non tornano.
La prima: non è una questione di vincoli, ma di scelte. Nella stessa manovra trovano posto 1,6 miliardi per un voucher da 300 euro agli over 75, valido solo nel 2027, l’anno in cui guarda caso si vota. Sono più di due terzi di tutte le risorse nuove del Fondo sanitario. Il bonus si vede subito. Il medico che manca lo scopri quando ti serve.
La seconda: quando il pubblico arretra, il conto passa alle famiglie. Nel 2024, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami, quasi una su dieci. Chi può paga, chi non può rinuncia. Esattamente il contrario di “senza distinzione” voluto da Tina Anselmi.
Di questo dobbiamo essere consapevoli. Un Paese che spende per la salute meno della media europea non sta risparmiando: sta rinviando il conto. Insomma, il patrimonio c’è ancora, ma si riduce pericolosamente col passare degli anni. E la manutenzione manca, sia ordinaria sia straordinaria.
Senza distinzione. Per ora.







