Giù gli scudi, su i salari.

I caschi si sfilano. Gli scudi si abbassano.

 

Ieri a Bologna, durante la giornata di sciopero generale. In corteo decine di migliaia di persone. “Alzare i salari e abbassare le armi”. Al passaggio della catena umana, gli agenti schierati si tolgono il casco e abbassano gli scudi. Dal corteo partono gli applausi e un augurio che vale più di un comunicato. Buon lavoro. Scene simili di collaborazione e intesa tra manifestanti e agenti anche a Torino, Napoli e altre città italiane.

Gesti che dicono tre cose importanti.

 

La prima: per anni ci hanno raccontato le piazze come una questione di ordine pubblico. Da una parte i manifestanti, dall’altra le forze dell’ordine, in mezzo i talk show. Una contrapposizione comoda, perché divide chi ha gli stessi interessi materiali: salari, casa, servizi, un lavoro che permetta di vivere. Divide et impera, dicevano i latini. Funziona ancora benissimo, per alcuni.

 

La seconda: chi indossa una divisa è un lavoratore. Il comparto sicurezza e difesa conta circa 430 mila persone. Turni, straordinari, trasferimenti, stipendi da ceto medio. Pagano gli stessi affitti, la stessa benzina e le stesse bollette di chi sfilava davanti a loro. Il governo rivendica l’ultimo rinnovo del contratto. Ma con i prezzi che corrono, la busta paga di un agente della polizia, della GDF o dell’arma e quella di un magazziniere della logistica, di un metalmeccanico o di un insegnante raccontano la stessa storia.

 

La terza: chi ha manifestato in questi giorni lo ha fatto per salari più alti e condizioni di lavoro migliori. Al di là di alcuni scontri, la stragrande maggioranza, diremmo la quasi totalità, dei cortei è stata pacifica ed è stata riconosciuta dagli agenti che erano lì per presidiare.

 

Ieri, Il ceto medio si è guardato in faccia e si è riconosciuto. In una richiesta di dignità. Di questo dobbiamo essere consapevoli. La solidarietà tra chi lavora non è uno slogan del secolo scorso. È l’unica forza che il ceto medio ha davvero, quando smette di farsi mettere uno contro l’altro.

 

Insomma, a Bologna, Torino e Napoli il cordone non ha diviso nessuno.

 

Giù gli scudi. Su i salari.

Giorgio Laguzzi

Nato ad Alessandria nel 1984 ha presto lasciato la sua città per conseguire un Dottorato di Ricerca in Logica matematica a Vienna. Ha intrapreso la carriera accademica in Germania per poi tornare in Italia dove è attualmente docente presso l'Università del Piemonte Orientale. Dal 2022 al 2025 ha ricoperto la carica di Assessore del Comune di Alessandria. Dal 2023 membro della Direzione nazionale del PD e dal 2025 riveste il ruolo di segretario provinciale di Alessandria.