Burro o cannoni.

Non scegliere fu la scelta che sostanzialmente fece il presidente Nixon durante gli anni 70 per finanziarie la spesa bellica. Volle sia il burro sia i cannoni. Questa fu la motivazione dietro il famoso annuncio nel Ferragosto del ’71 che diede il via al “non-sistema” monetario in cui da allora viviamo.

Non-sistema o forse, usando le parole di Giscard D’Estaing, sistema usato dagli USA per sfruttare il loro “privilegio esorbitante” di poter emettere una valuta di riserva internazionale come il dollaro. Fatto sta che oggi proprio quel sistema mostra segni sempre più evidenti di sgretolamento, senza peraltro che ne esista un altro alternativo a semplice portata di mano.

L’Euro, forse nato anche con una simile possibilità, è ancora ben lungi dall’avere una struttura politica, bancaria e un mercato unico avanzato e integrato in da poterla sostenere. Per non parlare del Renmimbi, peraltro con una Cina non certo pronta né tantomeno disponibile ad assumersi onori e oneri di un simile “privilegio”, che significa anche mettere a repentaglio la tenuta interna del loro sistema. E nessuna di queste alternative è giusto che prenda piede, per evitare di ricadere in un nuovo egemone globale, forse inadatto ad un mondo multipolare e con una crescita forte soprattutto delle medie potenze.

Chiaramente l’irrisolto del ’71 in cui Nixon annunciò di sospendere “temporaneamente” la convertibilità del dollaro in oro è ancora lì ad attendere. Gli accordi, o meglio andrebbe dire le imposizioni, del Plaza dell’85 non possono di certo essere sufficienti per avere un sistema equilibrato e capace di dare garanzie del sistema finanziario e monetario ai vari soggetti sullo scenario internazionale.

Sino ad allora, sino ad una nuova Bretton Woods 2.0, temo che vivremo continuamente con un presidente USA che scalpita per tenere a bada un debito pubblico enorme, una pressione del proprio popolo che vuole benessere e lavoro, una fame vorace di materie prime, e chi vuole un dollaro dominante, fattori inevitabilmente in tensione tra di loro.  Per non parlare del mondo oltre gli USA, costellato da soggetti sempre più zelanti nel pretendere un riconoscimento ben diverso rispetto all’attuale assetto.

In effetti si può dire che l’invenzione forse più efficace degli USA fu proprio quella di riuscire a forzare e imporre un sistema in cui non fosse necessario scegliere tra burro e cannoni (per loro). Ma prima o poi la Storia presenta il conto e non saranno i vari palliativi delle stablecoin a risolvere la malattia nel suo complesso.

Keynes dovrebbe tornare di moda ed essere nuovamente studiato, ora non tanto per le sue ricette di politica economica interna, ma per la sua straordinaria, lungimirante e davvero pacifica visione di politica economica e monetaria internazionale.

Giorgio Laguzzi

Nato ad Alessandria nel 1984 ha presto lasciato la sua città per conseguire un Dottorato di Ricerca in Logica matematica a Vienna. Ha intrapreso la carriera accademica in Germania per poi tornare in Italia dove è attualmente docente presso l'Università del Piemonte Orientale. Dal 2022 al 2025 ha ricoperto la carica di Assessore del Comune di Alessandria. Dal 2023 membro della Direzione nazionale del PD e dal 2025 riveste il ruolo di segretario provinciale di Alessandria.

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