Tassare gli extra-profitti delle società petrolifere ed energetiche.
Proposta che sembra finalmente prendere di nuovo forza, sostenuto da diversi Paesi europei, rilanciata da Klingbeil, Ministro delle finanze tedesco.
Positivo sarebbe anche il fatto che tale proposta venisse mossa a livello UE e non solo dai singoli stati membri. Certo andrebbero superate le resistenze e le divisioni che esistono anche dentro le maggioranze sia a livello nazionale sia a livello europeo su questo tema.
Ovviamente a tale proposta c’è una serie di figure, alcune provenienti dal pensiero liberale (tendenzialmente di destra) e conservatori che obiettano che sia impossibile determinare cosa sia un extra-profitto e che debba essere il mercato a decidere. Ora, il ragionamento sarebbe lungo e si dovrebbero affrontare diverse questioni, ma credere ancora che nella fase in cui stiamo vivendo esista un “mercato” concorrenziale nel settore dell’energia (e anche in altri) visto la concentrazione di capitale e di potere, unita al massivo ritorno alla dinamica di potenza delle nazioni, pare quantomeno ingenuo.
Peraltro misure di natura simile furono proprio utilizzate nel 2022, come viene ricordato anche oggi da alcuni articoli, utilizzando l’articolo 122 dei Trattati e generando per la sola Italia un gettito stimato sui 3 miliardi, che giusto per dare un ordine di grandezza, era sino a qualche anno fa l’ammontare complessivo destinato alle politiche sociali di contrasto alla povertà.







