Tetto al prezzo carburanti ENI: troppo poco, troppo tardi.
Un misto di abile mossa di marketing, segnale debole, tardivo e che non riesce neanche a ripetere quanto fatto nel 2022.
Il limite temporaneo di 2,19/litro per il diesel e 1,99 per la benzina porteranno nei prossimi 3 mesi ad una diminuzione di incasso per ENI che non sarà oltre i 300 milioni €. Alle stime dirette calcolate per media litri consumati, va infatti applicata una serie di correttivi che saranno indotti da una serie di fattori, quali ad esempio una possibile maggior attrattività, soprattutto nella prima fase, di distributori Enilive.
Tale misura, non è neanche lontanamente paragonabile a quella adottata da circa 19 Paesi UE nel 2022 che prevedeva un prelievo pari al 33% per la quota superiore al 20% della media utili del periodo 2018-2021; con l’Italia che allora si dimostrò ancora più coraggiosa arrivando al 50% di prelievo per la quota superiore al 10%. Ciò portò a prelievi stimati intorno ai 3,4 miliardi €.
Non entro nel merito delle questioni relative alla legittimità di un price cap (diciamo “semi autoimposto”) per ciò che concerne il mercato e i principi della concorrenza, poiché ciò porterebbe lontano e personalmente non sono in linea di principio contrario a interventi per regolare i prezzi e il mercato in determinate circostanze. Certo fa effetto un certo silenzio di una certa parte (non tutta) del ceto politico liberale, pronta subito a criticare quando si parla di maggior progressività fiscale o extra-profitti ma invece non altrettanto zelante ad intervenire contro le misure del governo Meloni e di ENI.
Quello che fa effetto è come, ancora una volta, il governo si mostri debole con i forti, incapace di imporre condizioni ben più severe al colosso energetico che in questi anni ha visto la propria capitalizzazione quasi raddoppiare nel giro di circa 18 mesi (da circa 42Mld€ a 75 Mld€) e registrare utili che nel 2026 si stima che andranno a superare di oltre il 40% quelli del 2025.
Ma siamo sicuri che non contino in queste scelte la capacità di moral suasion anche degli azionisti privati, soprattutto oltreoceano, di ENI.







