di Andrea Villa
“Interessante, ma andrebbe valorizzato”, “ottimo museo da valorizzare di più”, “poche le segnalazioni e non sempre adeguate”, “delusione”, “gelo e indifferenza”, “troppo difficili i testi”, “il tecnicismo dei testi è elevato”, “poco adatto ai bambini”, “sconsigliato per i bambini”, “una delusione”, “andrebbe forse inserito in un circuito o una rete di maggiore integrazione col territorio”.
Sono queste alcune delle recensioni pubblicate sui principali siti online di turismo da persone che hanno visitato tra il 2021 e il 2025 il Museo di Marengo. La struttura, come viene ribadito da anni e da più voci, potrebbe rappresentare un elemento significativo dell’offerta turistica di Alessandria, ma da tempo naviga in cattive acque a causa di elevati costi di gestione e soprattutto per la mancanza di chiare strategie di utilizzo e di sviluppo.
Le vicende legate alla battaglia che il 14 giugno del 1800 i francesi vinsero grazie all’inatteso arrivo del genarle Louis Charles Antoine Desaix che ribaltò le sorti di uno scontro che sembrava oramai segnato hanno rappresentato circa trent’anni fa il tema del mio primo lavoro di ricerca scientifica come storico dell’Università di Parma. Già allora il Museo non godeva di buona salute e per rilanciarlo la politica locale decise nel 2009 di far erigere una piramide, che ricordasse la celebre piramide costruita nel 1989 dall’architetto Ieoh Ming Pei nel cortile del Louvre a Parigi.
Una cinquantina di musei sparsi in vari Paesi europei celebrano l’epopea napoleonica: il più celebre è forse il Musée de l’Armée di Parigi ospitato nel complesso barocco dell’Hotel National des Invalides, al cui interno si trova anche la tomba di Napoleone Bonaparte. La missione statutaria di tale ente è quella di conservare la memoria della storia dell’esercito francese, ma nel 2020 la direzione ha deciso di attribuire a questo obiettivo una visione più aperta e internazionale. Sono stati creati dieci gruppi di lavoro composti da storici e da esperti di museologia e di gestione dei beni culturali che hanno ripensato e riprogettato completamente gli spazi espositivi avendo come scopo la volontà di rendere fruibile il museo ai più giovani e a coloro, come i turisti stranieri, che conoscono poco la storia della Francia.
Seguendo questo approccio di “internazionalizzazione” della storia francese, nel corso del 2025 all’interno del Musée de l’Armée sono stati realizzati tre nuovi spazi espositivi dedicati alla storia della colonizzazione e del movimento di decolonizzazione; alle battaglie combattute dai francesi a partire dallo scoppio della seconda guerra mondiale, con particolare attenzione alla lotta di Resistenza contro i nazisti; e infine all’attualità, con uno sguardo alle missioni internazionali che vedono attualmente impegnati contingenti francesi. Tutti i dieci gruppi di lavoro che hanno contribuito a scrivere il progetto scientifico e culturale del Musée de l’Armée per il decennio 2020-2030 sono partiti da una semplice domanda, “chi sono i nostri visitatori?”, per rendersi conto che la maggior parte di essi è composta dagli studenti delle scuole parigine e francesi, seguiti da turisti stranieri appassionati di storia.
I dati relativi ai visitatori hanno spinto la direzione del museo a puntare alla progettazione di laboratori didattici, arricchiti dall’impiego di moderne tecnologie come la realtà aumentata. Le didascalie di tutte le migliaia di oggetti in esposizione sono state riscritte con uno stile “giornalistico” più semplice e comprensibile per i visitatori più giovani; inoltre gli spazi comuni di quello che era sempre stato considerato il museo più tradizionale e serioso di Francia sono stati animati da concerti, proiezioni cinematografiche e da momenti di intrattenimento condotti da attori e da educatori teatrali. La “rivoluzione” degli spazi museali del Musée de l’Armée è stata completata con l’apertura di sale dedicate ai ricercatori universitari, interessati a consultare il materiale documentario conservato negli archivi del museo: a tal fine la direzione ha promosso la firma di accordi di collaborazione con le principali università parigine per promuovere progetti e di ricerca e per creare un gruppo di esperti in grado di scrivere proposte di progetti con le quali concorrere ai bandi di finanziamento emanati dall’Unione Europea. La direzione del Musée de l’Armée di Parigi nello scegliere di basare le proprie strategie museali sulle parole chiave “aprirsi al mondo” e “fare rete” si è ispirata al consorzio di musei di recente creazione che testimoniano la storia del D-day, ovvero dello sbarco in Normandia nel giugno 1944.
In particolare il Memoriale di Caen, capofila dei musei della Normandia, risulta essere l’ente museale europeo con il maggior numero di progetti in corso finanziati dalla UE; con il maggior numero di laboratori didattici (in gran parte dedicati al tema della guerra declinato nell’ottica del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo); e con l’utilizzo delle tecnologie più avanzate che consentono ai visitatoti di godere di percorsi immersivi sulla storia non solo francese, ma dell’Europa unita. Consci del fatto che Napoleone abbia lasciato un’enorme eredità culturale che costituisce un patrimonio comune europeo, fondata sulle parole della Rivoluzione francese, libertà, uguaglianza e fraternità, diffusa dalle sue armate, i musei napoleonici presenti nel “Vecchio Continente” nel 2015 hanno dato vita alla Federazione europea delle città napoleoniche. Scopo: conservare e valorizzare l’influenza dell’era napoleonica sul patrimonio materiale (edifici, monumenti e opere d’arte) e su quello immateriale europeo (i valori comuni derivati appunto dalla rivoluzione). Napoleone ha plasmato le nostre città, Alessandria compresa, ed è oggi essenziale che a questo patrimonio venga riconosciuto il giusto posto nell’interpretazione degli eventi storici da parte dei popoli europei. Di recente l’Unione Europea ha inserito l’itinerario “Destinazione Napoleone” tra le “Strade culturali” riconosciute dal Consiglio d’Europa: si tratta di 49 strade che attraversano tutta l’Europa e che ogni anno ricevono dalla Unione Europea fondi ad esse dedicati. Tra questi itinerari vi sono la Via Francigena, il Cammino di Santiago, ma anche la Strada delle città storiche termali (che tocca Acqui Terme) e appunto la Destinazione Napoleone. Quest’ultima passa per Milano, nel cui Duomo Napoleone fu incoronato re d’Italia, per Cuneo dove Napoleone si recò dopo aver vinto a Marengo, per Sarzana cittadina di origine della sua famiglia, per Lucca, il cui governo Napoleone offrì a sua sorella Elisa, e per l’isola d’Elba, dove il “piccolo caporale” venne esiliato per 10 mesi, ma non comprende Marengo.
Fare rete con enti museali nazionali e europei; collaborare con le università presenti a Alessandria o vicine alla nostra città; partecipare a proposte di progetti per bandi di finanziamento europei potrebbero essere alcune delle strategie utili a rilanciare il Museo di Marengo. Non sperare in un “deus ex machina”, magari privato, che porti fondi, ma affidarsi a storici e a esperti di marketing culturale del territorio e a marketing del turismo. Infine affidarsi a storici che conoscano la storia locale per programmare l’avvio in tempi rapidi di laboratori didattici con le scuole della provincia, che dovranno essere le prime fruitrici di un museo che sappia coniugare la storia del periodo napoleonico con i valori comuni dell’Europa moderna.
Sono questi alcuni spunti per strategie che ridiano vita a un luogo prezioso, in quanto ricco di aneddoti storici, di legami con i valori tradizionali europei, persino di tradizioni gastronomiche, come il pollo alla Marengo, in grado di attirare la curiosità in primis dei residenti della Provincia e poi dei turisti stranieri, il cui numero risulta in crescita, e di quelli italiani “di prossimità”, cioè residenti in zone vicine a Alessandria.
ANDREA VILLA
Storico, scrittore, docente a contratto della Facoltà di Arti, Moda e Turismo dello IULM di Milano, collaboratore dell’Università di Parma e dell’Isral di Alessandria, consulente scientifico di podcast e trasmissioni nazionali.







