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di MAURIZIO CECCONI 

28 Agosto 2025

Ho aspettato qualche giorno prima di mettere ordine nella testa e nella carta in alcune idee e sensazioni che mi avevano colpito. Mi riferisco a ciò che ho pensato dopo aver letto l’appello di un numero importante di protagonisti della vita del cinema per il ritiro dell’invito alla Mostra della Biennale di Venezia di due artisti perché allineati con le scelte di Netanyahu.

Intanto un primo elemento è quello che riguarda la comunicazione.

È ormai evidente che l’evidenza di una posizione o la forza di una richiesta si misurano attraverso la mediaticità che esse assumono. E questo è ovvio e naturale. Per certi versi è sempre stato così. Allora però il “contenuto” diviene fondamentale. E cioè se sappiamo fin dall’inizio, prima di cominciare, che una certa azione diverrà conosciuta e fortemente esibita allora dobbiamo essere molto attenti al merito.

Altrimenti il rischio è di cadere in una visione generica e assoluta dove l’unica cosa che conta è un superficiale riassunto finale della posizione: quello è il bene e quello è il male.

E così abbiamo determinato l’importanza dell’appello descritto all’inizio.

Si sarà capito da queste premesse che c’è qualcosa che non mi convince, che mi vede estraneo, che mi porta a non aderire. Ebbene diversi sono i punti da riflettere.

Il primo è chiaro: c’è una differenza tra persone e Istituzioni.

Io ritengo che possa e debba esserci la scelta di non collaborare, non relazionarsi, non agire in nulla con una Istituzione espressione del Governo di un Paese ritenuto violatore di diritti umani, autore di massacri, protagonista della violazione del diritto internazionale.

Penso che sia sbagliato e pericoloso chiedere la gogna, l’esclusione, l’emarginazione di singole persone per le idee che hanno manifestato o manifestano. E questo è per me un “principio”.

Ma non sono nemmeno d’accordo sull’utilità di questi appelli o di scelte di esclusione. Perché? Semplice.

Essi non generano approvazione e consenso nel mondo di appartenenza o di riferimento di questi artisti. Anzi.
Generano spesso solidarietà e correità. L’ho scritto e pensato per l’esclusione del direttore d’orchestra russo dalla Reggia di Caserta e lo ripeto qui per gli artisti legati a Israele.

Non possiamo non porci infatti un problema. Come vengono vissute queste scelte?
Come vengono drammaticamente avvertite dalle persone che aborrono la complessità e desiderano soltanto definire con immediatezza e semplicità un fatto?

Qui c’è il vero rischio. L’odio contro i russi ad esempio o l’odio contro gli ebrei immediatamente così definiti in quanto israeliani. E infine, come ho scritto, l’altra faccia, però uguale, della medaglia.

La solidarietà che si manifesta in quei Paesi per i regimi perché si pensa che l’attacco alle persone sia ingiusto e discriminatorio.

E perché in fondo ci si immedesima: anch’io sono russo, se discriminano Gergiev discriminano anche me; anch’io sono israeliano, se discriminano Gadot e Butler discriminano anche me.

E poi non possiamo con la nostra idea di democrazia pensare che dappertutto si “possa” ragionare liberamente. Che non vi siano pressioni o ragioni che determinano schieramenti.
Bene il nostro compito non può e non deve essere quello di lasciar fortificare queste relazioni spesso costrette o imposte.

Il nostro obiettivo è permettere a chi vive realtà diverse di sentirsi più libero, di sapere che vi è un’altra opportunità.

Quindi non si fa nulla? No, per carità.  Vanno misurati gli atti che si possono intraprendere.  Attività cioè che contribuiscano alla costruzione di istanze di pace, di confronto, di relazione.

Perché qui giunge l’ultimo concetto.

La cultura e i suoi “attori” sono quel sottile filo rosso che deve impedire che la guerra divenga totale, sia solo odio, sia eterna, divenga prassi di vita.

E allora la lotta perché quel filo viva è necessaria.

 

Franco Gavio

Dopo il conseguimento della Laurea Magistrale in Scienze Politiche ha lavorato a lungo in diverse PA fino a ricoprire l'incarico di Project Manager Europeo. Appassionato di economia e finanza dal 2023 è Consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Dal dicembre 2023 Panellist Member del The Economist.

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